Ecco il principe dei Brut

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Damiano Calò, presidente di Rosa del Golfo. Il Brut rosé è stato premiato come il migliore a livello nazionale

Alezio. Già il fatto che un’azienda del profondo Sud produca uno spumante ha dello straordinario. Che poi sbaragli la concorrenza di Veneto e Lombadia, specialiste in questo tipo di produzione, è una specie di miracolo che nemmeno la giuria avrebbe potuto prevedere.

Fatto sta che il Brut rosè della cantina Rosa del Golfo di Alezio ha vinto la medaglia d’argento nella sezione “Vini rosati spumanti” del primo Concorso enologico nazionale dedicato ai rosati. La premiazione si è tenuta i primi di maggio a Otranto alla presenza del ministro delle Politiche agricole, Mario Catania.

Il Brut rosè  ha sbaragliato la concorrenza di circa 360 vini provenienti da 19 regioni, e Rosa del Golfo è risultata l’unica cantina leccese premiata. Un riconoscimento che fa bene all’intera regione, che da sola produce il 40% di tutto il rosato italiano. E una soddisfazione per Damiano Calò, presidente di Rosa del Golfo.

Presidente, vi aspettavate questo premio?

«Rosa del Golfo è stata sempre un’azienda di rosati e nel rosato ha creduto ben prima del recente boom. Il Brut rosé ha già vinto un Oscar del Gambero rosso per il miglior rapporto qualità-prezzo e oggi ci inorgoglisce il fatto di essere, tra le tre cantine pugliesi premiate, quella che avuto il riconoscimento più prestigioso».

Come nasce il Brut rosé?

«Una decina d’anni fa abbiamo iniziato a sperimentare. Siamo stati i primi in Italia a spumantizzare con il metodo classico champenoise un rosato fatto da uve negroamaro, tipiche della Puglia. Volevamo dimostrare che il Salento e il negroamaro possono dare grandi rosati anche in lavorazioni complesse».

Visto l’interesse dei mercati esteri per il rosato si parla di “riscossa” per la Cenerentola dei vini. Conferma?

«Il rosato piace ai giovani e va bene negli Usa, in Germania e in Olanda, dove stiamo iniziando a raccogliere i frutti di anni di lavoro. C’è bisogno del supporto delle istituzioni per fare meglio»

Cosa chiederebbe alla Regione?

«Visto che si punta sulla valorizzazione del rosato, si dovrebbe snellire la burocrazia e aiutare gli imprenditori a mettersi in rete, magari creando un Consorzio dei rosati».

La sua azienda ha sede legale a Varese e sede operativa ad Alezio. Trasferirsi al Nord porterebbe dei vantaggi?

«Forse sì, ma non è un’opzione che prendiamo in considerazione. Restiamo qui dove sono le nostre radici e continuiamo a investire sul territorio (l’anno scorso l’azienda acquistato circa cinque ettari di terreni in località “La Chiusa”, tra Alezio e Sannicola, salvandoli da sicura estirpazione, ndr)».

Valeria Blanco

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