Bene le due nuove caserme. Ora per Gallipoli fate tutto il resto

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fernando d'aprile Ora che è passata la festa – giusta: logistica adeguata a compiti delicati e decisivi per il grado di vivibilità – possiamo tentare un bilancio del “padre delle due caserme” che, se non nella genesi datata 2003, quantomeno nella fase finale sembra essere stato decisivo nel superare gli ultimi ostacoli di una serie infinita. Ci riferiamo all’ormai famoso “Accordo per la sicurezza integrata e per lo sviluppo del territorio di Gallipoli” citato a piene mani nello sforzo generoso di farci sentire più protetti e quindi tranquilli. Il patto prefettizio tra Istituzioni, associazioni private e di categoria, società siglato nel maggio 2016 e subito eretto a modello  (un anno fa, il 16 novembre precisamente, anche il Consiglio comunale di Casarano – in piena emergenza criminalità – si era impegnato a farlo proprio ma ad oggi senza esiti), in 17 pagine enumera obiettivi, procedure, interventi con annesse risorse finanziarie. Altre quattro pagine sono piene di sigle di rappresentanze degli attori del settore turistico, sodalizi e società che hanno sottoscritto il tutto insieme a Governo, Regione, Provincia e Comune.

La prima verifica tra parole e fatti. Un primo dato s’impone all’attenzione da solo. Se, per dirla col ministro dell’Interno Marco Minniti, calabrese, “una fondamentale sfida sulla sicurezza si misura sulla capacità di controllo del territorio” insieme “una capacità di carattere investigativo”, chi l’ha notato il “congruo numero di rinforzi” durante l’estate? In quella precedente le forze di polizia furono rimpolpate con 27 agenti, quest’anno dovevano essere 19 ma in città ne sono arrivati nove.

I controlli che non controllano e che diminuiscono. Giriamo pagina. Contro il sovraffollamento degli alloggi sono giunte puntuali le previste ordinanze sindacali, come pure i controlli sugli affitti in nero. Prendendo in esame il contesto principe di simili problematiche – la Baia verde – si sono contate tre operazioni dei finanzieri nell’agosto ’16 e solo due quest’anno. I due fenomeni illegali sono in regresso o non si sta portando avanti il lavoro annunciato? Probabilmente sarebbe utile resettare in qualche modo la macchina burocratica per il controllo delle attività imprenditoriali e commerciali anti intrusione della criminalità nella buona economia. In Comune a Gallipoli periodicamente e pubblicamente estraggono e controllano comunicazioni di inizio attività, di passaggi di società e di quote societarie, cambi di gestione. La “prevenzione amministrativa” si fa come formalmente richiesto, solo che ad oggi non è merso neanche un caso – uno che sia uno – in cui ci sia un pur minimo sospetto di qualcosa che non quadra per cui si manda il fascicolo in Prefettura per le indagini antimafia. Nonostante lo strabiliante giro di denaro – in gran parte in nero  – tutto si sta svolgendo nella normalità? Sbagliano allora i magistrati Dda di Lecce e della Dna di Roma i quali invitano a non sottovalutare la penetrazione in attività economiche di gruppi mafiosi. “Si tratta di verifiche fondamentali – ha opportunamente ricordato il Prefetto pochi giorni fa – in un territorio che vive di turismo”. Ma la rete che si sta usando non trattiene neanche un pesce però.

Organici, ritardi e il nodo videosorveglianza. La “sicurezza integrata” deve vivere di scambi di informazioni – tra forze armate e polizia urbana, ad esempio – e da questo punto di vista dal Palazzo del governo di Lecce si assicurano porte aperte e sostegno ai gruppi interforze e agli amministratori locali. Le sinergie messe in risalto dal Sindaco Minerva diventano essenziali perché in grado di raddoppiare servizi, controlli, presidi. A maggior ragione se – sempre per fare un esempio – i poliziotti a Gallipoli erano una quarantina alcuni anni fa ed oggi sono 29. Poi ci sono i capitoli sulla videosorveglianza: il “Rating di legalità degli Enti locali” istituito con legge regionale del 2015, è  operativo? Da quella classifica dipenderebbero i fondi per istituire sistemi elettronici; se la Regione non agisce su questo terreno, lascia soli i Comuni.

Parcheggio nel porto, da esempio anti crimine a girone infernale. Passi in avanti, questo sì, sono stati fatti per dotare i locali d’intrattenimento e i lidi di defibrillatori. Per la verità, non tutti, rafforzando con ciò l’idea malevole secondo cui al tavolo dell’Accordo per la firma qualcuno ci è andato proprio pro forma. Ma nella colonna delle cose fatte c’è davvero poco altro – come l’elenco delle strutture ricettive registrate consultabile sul sito del Comune – non potendovi includere i vigili urbani in più per la stagione e le feste di fine anno, entrati in organico – tra lungaggini e ricorsi – a metà agosto. Trovando un centro urbano invaso letteralmente da automezzi, con i due nuovi parcheggi all’ingresso in città da Lecce desolatamente vuoti e orfani di navette (ma non le dovevano assicurare gli operatori turistici e le loro associazioni?). Il Comune, pressato dalla Prefettura, ha fatto fronte alle pressioni più o meno legittime di deregolamentare il parcheggio nel porto. Bene, ma il funzionamento è stato così precario e caotico da far rimpiangere – per la rabbia – il parcheggio abusivamente “protetto” dai “soldati” di un gruppo criminale organizzato destinatario di un fiume di denaro (fate voi il calcolo: 500 posti auto per 5-6 ore al giorno per almeno un euro ad ora). Poi c’erano le targhette identificative agli ingressi dei b&b, una casella di posta elettronica per segnalare anomalie…

Sicurezza, legalità, presenza dello Stato: costruire una percezione di tutt’altro segno. Insomma, c’è ancora molto da fare e da sperare, a questo punto e con parecchi mesi prima della prossima stagione estiva, che le due caserme nuove di zecca non rimangano semivuote, come da rischio paventato da un sindacalista dei poliziotti, e che l’evento ultimo sia realmente la prima tappa di un “percorso virtuoso che dimostri come anche dal Sud si possano creare buone pratiche”, per dirla con le parole del Sindaco Minerva. A patto che da adesso e con maggiore determinazione vada costruita giorno dopo giorno una difficile ma salutare percezione: quella che, dopo l’introduzione dell’Accordo, più di qualcosa funziona meglio, che lo Stato si vede, che i furbi pagano e che ai malviventi comincia a mancare l’acqua.

Ora, fate tutto il resto.

 

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