Capannone e suolo a fin di bene

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L'immobile confi scato attribuito alla gestione della parrocchia della chiesa matrice di Parabita

Parabita. È uno dei rarissimi casi, sicuramente il primo in Puglia, in cui un bene confiscato alla mafia viene affidato ad un ente ecclesiastico anziché allo Stato. Ma è anche la dimostrazione che la caparbietà e le buone idee possono, a volte, superare anche prassi consolidate.

Contro ogni aspettativa, è stato, infatti, assegnato alla parrocchia San Giovanni Battista il terreno ubicato sulla strada provinciale Alezio-Parabita, confiscato al 61enne matinese Giorgio Romano, ucciso con quattro colpi di pistola nel settembre del 2008 e sospettato di usura e di essere “il re delle aste” giudiziarie.

Dopo le prime due sentenze della seconda sezione penale della Corte d’Appello di Lecce, che ne ha disposto l’alienazione perché frutto di attività illecite di usura ed estorsione, e in attesa della pronuncia definitiva della Cassazione, il bene sarà dunque amministrato dalla Chiesa Matrice e dal parroco don Angelo Corvo, al quale sono state da poco consegnate le chiavi dell’immobile. Il passaggio di consegne, al momento, è solo temporaneo perché prevede  una scadenza il prossimo 31 dicembre ed un canone di affitto simbolico di circa 700 euro annui. Una cifra irrisoria, considerato il valore totale del bene che ammonta a ben un milione e 72mila euro.

Lo stesso terreno, che ha un’estensione complessiva di circa 2 ettari, oltre ad un grande parco di circa 7.000 mq che da solo vale 300mila euro, comprende anche un capannone di 2.800 mq, con due livelli coperti, piano terra e seminterrato, ad oggi inutilizzabile perché costruito abusivamente.

«È un riscatto per l’intera comunità cittadina di cui dobbiamo essere tutti orgogliosi. L’unico limite per l’utilizzazione di quest’area sarà la nostra fantasia» ha commentato il parroco, che sta valutando ora a chi affidare l’area per poterla utilizzare al meglio.  «Sarà un’area a disposizione di tutta la collettività –  dice don Angelo, – la stessa collettività alla quale queste fortune, in mille forme, erano state sottratte».

Daniela Palma

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