“Le Chiuse” non chiudono

La dedica lasciata da Luigi Veronelli sul coperchio di una botte. L’editorialista era un amico del padre di Damiano Calò, attuale proprietario della cantina, che lo ricorda entusiasta del loro vino; l’azienda intende investire sull’agriturismo

Sannicola. Una dedica autografa, sul coperchio di una botte, di Luigi Veronelli, l’editorialista dal cui pensiero hanno preso vita la valorizzazione dei prodotti agroalimentari tipici e caratteristici di un luogo, le denominazioni Comunali e quelle di Origine, il movimento Slow Food e i Presìdi del gusto, accoglie il visitatore nella cantina Rosa del Golfo.

Scritta ventuno anni fa con un semplice pennarello, emoziona gli appassionati e dice tutto di un lavoro di decenni, fatto con amore, dove l’odore della terra rossa si mescola al sapore di antico e di moderno. «Era un amico di mio padre – conferma Damiano Calò, proprietario dell’azienda  – lo ricordo avvolto in un mantello rosso. Venne più di una volta. Era entusiasta dei nostri metodi di produzione e del vino che ne risultava». Il mercato, pur tra mille difficoltà, ha dato ragione ai Calò: «Esportiamo in tutta Italia – continua – in Nord Europa e negli Stati Uniti soprattutto a New York, Chicago, Washington, Los Angeles e in Texas. Preferiscono Rosa del Golfo, rosato di negroamaro e malvasia nera.

Lo produciamo con uve provenienti da Alezio, Sannicola, Parabita, Campi Salentina e Veglie. In particolare tra Alezio e Sannicola abbiamo da poco acquistato cinque ettari in località “Le Chiuse”, detto così perché è circondato da un muro di cinta. Ne andiamo orgogliosi perché si tratta di un vitigno storico; acquistiamo le uve dal vecchio proprietario, il signor Napolitano, da oltre vent’anni e che lo ha coltivato egregiamente e con passione che ha deciso di vendere solo per l’età avanzata».

La cantina vanta anche il Primitivo, il Bolina bianco, il brut Rosè, uno spumante di negroamaro e chardonnay, e alcuni vini dai nomi particolari: «Il Quarantale è un rosso con una buona gradazione alcolica – prosegue Calò – che abbiamo chiamato così per ricordare i solchi tipici della vigna chiamati quarantali, il Portulano dal nome dei guardiani del porto e ricorda la vicinanza a Gallipoli e al mare la cui influenza migliora i vitigni e la qualità del vino e il Vigna Mazzì, rosato fatto esclusivamente con uve provenienti dalla località Mazzì, contrada agricola a sud di Alezio; Scaliere che è la parola dialettale che indica il lavoratore che per primo traccia il solco della vigna».

Cosa c’è nei progetti: «Creeremo un gruppo aziendale – dice – una nuova società gestirà i vigneti, ma oltre che di viticoltura si ragionerà anche di agriturismo, quello vero: vita di campagna dove i turisti parteciperanno alla vendemmia e alle fasi di lavorazione, faremo didattica e di tutela del territorio».

Maria Cristina Talà

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