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Maria Rosaria De Lumè

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Cannole – Tappa a Cannole per la rassegna cinematografica LùMiere Calicidicinema, venerdì 20 aprile alle ore 18.30. Ad ospitare la manifestazione il Museo Ubaldo Villani – Museo dell’Arte olearia e della civiltà contadina, realizzato all’interno di un antico frantoio non ipogeo dell’800. La rassegna. curata dall’esperto di cinema Antonio Manzo, dopo il successo ottenuto presso il Must- Museo Storico di Lecce, diventa itinerante e raggiunge Cannole sempre con la solita formula vincente: unire i successi del cinema internazionale con i vini prodotti da note aziende vitivinicole salentine.

Il film in programmazione a Cannole è un omaggio a Vittorio Gassman, “Il mattatore” girato nel 1960 da Dino Risi, prototipo della commedia all’italiana. Così lo definisce il critico Paolo Mereghetti: “Il film, che segna l’incontro di Gassman con Dino Risi, è una carrellata di caratteri e di situazioni in cui l’attore può mettere in mostra le proprie abilità mimetiche (particolarmente riuscito il travestimento da generale dell’aereonautica); ma è anche un ritratto cinico e spassoso della voglia di arricchirsi (e di divertirsi) alle spalle dell’ingenuità  nazionale, alle soglie del Boom”. Gassman veste il ruolo di Gerardo, guitto che cerca di sfondare senza successo nel mondo della recitazione. Coinvolto in una truffa ai danni di un ricco commerciante di stoffe, verrà condannato a parecchi mesi di carcere. Qui conosce un vasto campionario di piccoli delinquenti e, nonostante il matrimonio con Annalisa, non riuscirà a cambiare vita. Tra gli sceneggiatori del film c’è Ettore Scola, le musiche sono di Pippo Barzizza. Il film è classificato “opera di interesse nazionale”, una versione restaurata circola sui canali satellitari del circuito Sky.

Maglie – A rispettare l’ambiente, a fare la raccolta differenziata, a non abbandonare rifiuti dappertutto si impara fin da piccoli. A condizione che ci sia qualcuno che si faccia carico di insegnare. La sollecitazione in questi giorni viene da una ricorrenza che interessa tutto il mondo, il 22 aprile “Giornata mondiale della terra”, ma tutto il mese viene dedicato all’ambiente e alla sua tutela con interventi che interessano in particolare le agenzie educative come la scuola.

Saranno proprio i piccoli della scuola primaria e della secondaria di primo grado ad accogliere venerdì 20 aprile l’invito dell’Aro 7 (Ambito raccolta ottimale) di cui Maglie è il capofila di 21 Comuni. L’appuntamento con “Ecomobile in Tour” è dalle 9 alle 13 in piazza Aldo Moro. I bambini saranno coinvolti in lezioni di ecologia e in giochi di riciclo con premi a tema ecologico. Sono stati invitati anche a portare 3 rifiuti da differenziare, così praticamente impareranno qual è il modo giusto di gestire i rifiuti.

L’Aro 7, che comprende circa 94mila abitanti ed è uno dei più numerosi nella regione, lo scorso anno risultò vincitore di un premio nazionale bandito da Anci (Comuni d’Italia) e Conai (Consorzio nazionale imballaggi) per progetti a sostegno di una educazione e cultura ambientali finalizzate alla raccolta differenziata degli scarti domestici, al riciclo e al riuso di materiali da imballaggio.

Fanno parte del’Ambito di Maglie, Andrano, Botrugno, Castro, Cutrofiano, Diso, Giuggianello, Giurdignano, Minervino di Lecce, Muro Leccese, Nociglia, Ortelle, Otranto, Poggiardo, Sanarica, San Cassiano, Santa Cesarea Terme, Scorrano, Spongano, Supersano, Surano, Uggiano La Chiesa.

Maglie – Il Lions club e il Leo club con il patrocinio del Comune di Maglie, Regione Puglia, Unisalento, Fondazione Capece e Unitre, organizzano per venerdì 20 aprile alle 18.30 nell’aula magna del liceo Capece un convegno di studio su “La sfida del Terzo millennio: la ricerca scientifica a favore della salvaguardia dell’ambiente”.
Dopo i saluti istituzionali di Gabriella Margiotta, dirigente del “Capece”, Ernesto Toma, Sindaco di Maglie, Mariaenrica Frigione, prorettore per l’area tecnico scientifica dell’Unisalento, Maria Stella Colella, dirigente del 1° circolo didattico “Principe di Piemonte”, i lavori saranno aperti dalla prof.ssa Alba Iacomella (foto, al centro), presidente Lions club Maglie. Seguiranno le relazioni che esamineranno il tema da varie angolazioni: “Ecosistemi vegetali e cambiamenti climatici” (prof. Naldo Anselmi, ordinario di patologia forestale Università Tuscia Viterbo); “Risposte ecosistemiche ai cambiamenti climatici” (prof. Alberto Basset, ordinario di ecologia Unisalento); “Cambiamenti climatici e ambiente: il punto di vista di un astronomo”( prof. Armando Blanco, ordinario di astronomia e astrofisica Unisalento), originario di Alezio; “I cambiamenti climatici nel Mediterraneo” (prof. Piero Lionello, ordinario di fisica dell’atmosfera e oceanografia Unisalento). Chiuderà i lavori l’ing. Pasquale di Ciommo, Lions primo vice governatore distretto 108 Ab.

Maglie – Fino al 29 aprile andar per shopping a Maglie significherà anche incontrare l’arte: le opere di 18 artisti saranno esposte in altrettanti esercizi commerciali del centro storico. Si tratta di artisti affermati in campo nazionale e internazionale, protagonisti di numerosi eventi, che hanno deciso di incontrare le persone nei luoghi della quotidianità. Ben si adatta, quindi, il titolo della manifestazione “L’arte in vetrina” come se la città fosse diventata una “galleria diffusa”. Si realizza praticamente quello che affermava Marcel Duchamp: “È l’interazione con il pubblico che fa l’opera d’arte. Senza quella l’artista non conta… L’opera d’arte è sempre basata su due poli, il pubblico e l’artista… L’artista non è tale perché produce l’opera d’arte, ma lo è se chi guarda lo riconosce come tale. Chi guarda ha l’ultima parola”.

La manifestazione, organizzata dall’associazione NextArt Cultura (presidente Mirella Coricciati) con il patrocinio della Regione Puglia, Provincia di Lecce, Città di Maglie, Confesercenti Lecce, Unicef e Accademia di Belle Arti di Lecce, ha il suo centro operativo nella Galleria Capece dove sono esposte 30 opere di giovani artisti, allievi dell’Accademia. Non solo “galleria diffusa”, ma anche iniziative che mirano ad avvicinare l’arte ai giovani stimolando la loro creatività. Rivolto agli studenti delle scuole magliesi è un concorso che mette alla prova anche la capacità di esprimere le emozioni che l’arte procura. I ragazzi, infatti, sono invitati a a realizzare una Cartolina scegliendo un’opera esposta in uno dei negozi aggiungendo una didascalia originale, e a inviare il loro prodotto entro le ore 24 del 20 aprile all’indirizzo concorso@nextartcultura.it. Poi interverrà la giuria tecnica (composta da Fernando De Filippi, presidente Accademia delle belle Arti di Lecce e Brera; Giovanna Perrella, presidente regionale Unicef; Deborah Fusetti, assessore alla Cultura del Comune di Maglie; Valeria Leone, assessore Attività Produttive del medesimo Comune; Mirella Coricciati, presidente NextArt) a selezionare i lavori migliori e successivamente sarà la giuria popolare con una votazione online a decretare il ragazzo vincitore che sarà premiato il 28 aprile alle 20.30 in occasione della chiusura della rassegna (info dettagliate su www.larteinvetrina.it).Un altro concorso interessa tutto il pubblico: in palio la litografia di Ercole Pignatelli “IV Dimensione”, presentata dall’artista durante la sua ultima mostra leccese, ospitata un anno fa dalla Galleria Germinazioni IV.0 a lui dedicata. Per prendere parte all’estrazione, che avverrà il prossimo 28 aprile, sarà sufficiente richiedere l’apposita cartolina presso uno dei negozi aderenti all’iniziativa. Altri appuntamenti: sabato 21 per tutto il giorno presso le attività commerciali espositrici la modella Konjo Mesi poserà accanto alle opere d’arte e ai visitatori; il 26, alle 18.30 presso la Galleria Capece sarà presentato “L’amore che basta” di Giulietta Bandiera, a cura dell’Accademia dei volenterosi.

Non manca l’aspetto solidale: nella Galleria Capece è presente un presidio Unicef per ricordare che nel mondo tanti bambini sono impediti nei loro diritti fondamentali. L’arte serve anche a questo.

 

 

 

Maglie – Nuove elezioni e nuovo Consiglio direttivo alla Donatori di sangue Fratres. Il Consiglio risulta così composto: presidente Giuseppe Natali (al suo secondo mandato); Guido Citiso, vice presidente; Luigi Montagna, amministratore; Paolo Portaluri, segretario; Nicola Rinaldi capogruppo; i consiglieri  sono: Donato Pezzuto, Andrea Palumbo, Achille Zollino, Giuseppe Cambò, Nicola Manco e Antonio Paiano. Ad Achille Zollino, dimissionario, subentra il primo dei non eletti Antonio Ruggeri.

Il Consiglio si è messo subito al lavoro per la programmazione delle attività nel prossimo quadriennio. “Continueremo a operare sulla strada tracciata ormai da 40 anni: sensibilizzazione a donare il sangue in particolare negli istituti scolastici superiori, periodiche donazioni, momenti di condivisione tra i soci”, dice il rieletto presidente. La Fratres magliese ha una storia di tutto rispetto: è stata la prima a nascere in provincia per opera del compianto don Giuseppe Colavero e attualmente conta 650 soci effettivi. Molto presente in città nelle varie manifestazioni, da cinque anni con una delegazione apre la processione del Venerdì Santo. Sono stati raggiunti obiettivi importanti: “Il reparto di pediatria dell’ex ospedale Michela Tamborino è diventato il centro unità di raccolta – conclude Natali –  e  ora l’associazione si è dotata di un sette posti per accompagnare i donatori  presso i centri trasfusionali”. Pubblicato il calendario delle donazioni. La prossima sarà il 29 aprile  dalle ore 7.30 alle ore 11.00 presso l’unità di raccolta fissa dell’ospedale Michela Tamborino in collaborazione con il centro trasfusionale di Galatina.  Le altre date sono:  13 maggio, 9 giugno, 24 giugno, 7 e 29 luglio, 11 e 26 agosto, 8-23 settembre, 28 ottobre, 18 novembre, 23 dicembre.

Reso noto anche il report delle donazioni presso le scuole superiori: nei due cicli di donazioni  sono state raccolte, presso l’unità di raccolta fissa,  ben 233 sacche di sangue intero. L’istituto che ha contribuito maggiormente  è stato l’IISS “Cezzi De Castro Moro” (70 donatori, 28 uomini/42 donne), seguito dal Liceo scientifico “Leonardo da Vinci”(54 donatori, 24 uomini/30 donne) e dal Liceo classico “Capece” (44 donatori, 13 uomini/ 31 donne); seguono l’IISS “Lanoce” con 33 donatori, 23uomini/10 donne,  e il “Mattei” con  32 donatori, 28 uomini/4 donne.

 

Muro Leccese – Partirà il prossimo 4 giugno (fino al 3 agosto) la 19^ campagna di scavo archeologico nel sito messapico di Muro leccese nell’ambito del Protocollo d’Intesa siglato nel 1999 tra Comune di Muro Leccese, Università del Salento (Dipartimento di Beni Culturali) e Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia. Le iscrizioni al Muro Leccese Archeological project sono rivolte a studenti, laureandi e dottorandi delle discipline archeologiche delle Università italiane e straniere.  La campagna sarà diretta da Salvatore Meo, ricercatore in Archeologia classica presso l’UniSalento. I partecipanti alla campagna saranno ospiti  della foresteria presso il convento dei Domenicani, le attività di scavo saranno concentrate al mattino, mentre il pomeriggio sarà dedicato alle attività di laboratorio (pulitura e catologazione). Tutti i reperti saranno custoditi nel Museo di Borgo Terra nella sezione dedicata ai Messapi.

Tra i centri di origine messapica Muro Leccese, insieme a Oria, Ugento e Rudiae, è uno dei più estesi, raggiunge infatti una estensione di più di 100 ettari; è circondato da mura imponenti lunghe 4 chilometri, realizzate con blocchi quadrati di grandi dimensioni provenienti da cave che si trovavano nelle vicinanze.

Le campagne di scavo hanno permesso di conoscere i Messapi che arrivarono nel Salento a partire dal IX-VIII secolo a.C probabilmente dall’Illiria (c’è però un’altra tesi che li vuole di origine cretese-minoica), le loro abitudini e l’influenza sul nostro territorio.  Sono state trovate ceramiche greche d’importazione (i rapporti con il mondo greco avvenivano dal vicino porto di Otranto), in località Cunella sono stati individuati i resti di una abitazione gentilizia fiancheggiata da una strada dal tracciato rettilineo, tratto urbano di una via a lungo percorso che collegava il centro messapico di Alezio con la costa adriatica e il porto di Otranto. Portati alla luce numerosi vasi, coppe, bicchieri  che servivano durante i banchetti per esaltare l’ospitalità e la convivialità, caratteristiche che alcuni ritengono passate in eredità  ai salentini. Non mancano i gioielli (una collana di ambra e una spilla d’argento) come documentato fedelmente dal Muro Leccese Archeological project  su Facebook.

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Cursi – Le pietre raccontano la storia di un paese, Cursi, che sulla pietra da secoli ha fondato la sua economia. E quindi la sua cultura, le tradizioni, che nonostante il passaggio del tempo restano vive. Certo, sono mutate le tecniche di estrazione della pietra, il mercato si è ampliato, l’utilizzo differenziato, le cave attive sono diminuite, molte quelle dismesse, ma Cursi rimane nel Salento il “territorio di pietra” per antonomasia. Non è venuta mai meno la voglia di ascoltare quello che le pietre continuano a raccontare, sicché dagli anni Novanta si susseguono le iniziative che coniugano storia, architettura, arte, tradizioni. Il caso, appunto dell’iniziativa di sabato, 14 aprile:  l’Infopoint locale, in collaborazione con il Comune organizza una visita guidata tra i monumenti e le bellezze artistiche del borgo antico.

“Cave, arte e natura: la pietra leccese si racconta. Una passeggiata nel parco delle cave della pietra leccese, un percorso nella storia della città della pietra tra cultura e tradizione” è il titolo dell’iniziativa che ne sintetizza efficacemente il senso. La passeggiata inizierà alle 9.30 dal centro del paese, Piazza Pio XII, dove ha sede l’Infopoint  e si visiteranno il frantoio ipogeo, il Palazzo Maramonte e la chiesa matrice. Poi la visita si dispiegherà all’interno del borgo, tra le case a corte del Settecento, la piazzetta realizzata da Ugo La Pietra, il convento degli Agostiniani. Sarà la volta, poi, del Parco delle cave, alcune dismesse, altre ancora attive. Si potranno vedere le macchine che attualmente  permettono il taglio dei “pezzotti” e delle “chianche” che un tempo venivano tagliati a mano con fatica immane e  con una incredibile forza di muscoli.  Una passeggiata tra i “giardini di pietra”, poi si ritornerà al punto di partenza, in piazza Pio XII e nella sede dell’Infopoint si potranno gustare le specialità della tradizione salentina: anche queste a loro modo raccontano la storia, le tradizioni, il gusto del Salento. Info e prenotazioni 3470379579.

Taviano – Si terrà sabato sabato 14 aprile, alle 20.30, al teatro della Regina di Cattolica, la cerimonia di premiazione  della X^ edizione del Premio Cattolica – Pegasus Literary Awards. Ad aggiudicarsi il secondo posto  con l’opera “Luce mistica” nella categoria Silloge poetica inedita il giovane poeta tavianese Michele Calandriello.

Nonostante la giovane età (16 anni), sono numerosissimi  i riconoscimenti che Michele ha ricevuto sin da bambino, infatti  compone poesie sin da quando aveva otto anni. Autore della raccolta  “Il sogno”, edito dalla GDS edizioni di Milano, de “La natura intorno a noi”, “Il paese della Fantasia”, racconto e poesie dei 9 e 10 anni” editi dalla Fondazione Mario Luzi di Roma e della raccolta in edizione limitata  “La poesia salva la vita”, edizione speciale Salone del libro di Torino” dove nel 2015 è stato intervistato. Finalista più volte al premio “Gioacchino Belli” e “ Premio Mario Dell’Arco” di Roma.  Ha ottenuto dei riconoscimenti anche in ambito europeo, come a Parigi tre anni fa  quando la  giuria del premio “World Literary Prize” gli conferì il premio “Giovani Artisti” per l’opera inedita di poesia intitolata “Luce splendente”.

Il riconoscimento che riceverà a Cattolica aggiunge prestigio alla sua figura di giovane poeta  anche perché  il Premio Cattolica – Pegasus Literary Awards è diventato il primo premio Europeo per numero di partecipanti  (in questa edizione 1950) ed è  considerato l’Oscar della Letteratura Italiana. Si tratta di una “kermesse popolare che si occupa di rilanciare la cultura letteraria stimolando la creativita’ dei giovani e dei meno giovani, nonché di scoprire nuovi talenti, occupandosi nel contempo di celebrare coloro che negli anni si sono particolarmente distinti in campo culturale”, così come si legge sul sito dedicato. In passato, solo per ricordare alcuni nomi, i premi sono andati a
Sergio Zavoli, Magdì Allam, Hafez Haidar, Roberto Gervaso.

 

 

 

 

 

 

 

 

Maglie – Elezioni e rinnovo  del Consiglio direttivo  per l’associazione Arci- Biblioteca di Sarajevo.  L’assemblea dei soci ha eletto all’unanimità l’organismo dirigente che risulta così composto:  Giancarlo Costa Cesari (presidente), Ilenia Cotardo (vice-presidente), Davide Greco (tesoriere), Mino Giannuzzi, Daniela Tamborino, Guido Greco. Fanno parte del
Collegio dei probiviri: Annamaria Mangia (presidente),Paola Cillo, Lucio Montinaro (ex presidente).

Gli eletti hanno ringraziato i soci che hanno preso parte all’assemblea e in particolare il presidente uscente Lucio Montinaro e tutti i dirigenti giunti a fine mandato per aver saputo guidare in momenti difficili l’associazione facendole superare difficoltà che a molti sembravano insormontabili. 

La Biblioteca di Sarajevo è stata costituita nel 2001 come luogo di un dialogo possibile sui grandi temi di interesse sia nazionale che locale. In particolare l’attenzione ai problemi del Salento è stata tenuta sempre alta. Negli ultimi mesi si è registrato un aumento di adesioni e un incremento di attività sociali. Solo per ricordare le ultime, va sottolineato il successo dello studio sul poeta  Salvatore Toma che ha visto la collaborazione con L’Alca e con alcuni istituti scolastici, il dibattito su Tap in cui è stato coinvolto il “Coordinamento tutela del territorio magliese”, la rassegna “Dalla campagna alla campagna…” dalla quale è nato il locale Gal (Gruppo di acquisto solidale) presso la Masseria Calamauri. Intanto continua il percorso “Autori.Territorio” e la stretta collaborazione con gli altri circoli Arci della provincia.

“Continuerò a lavorare sul percorso già tracciato – dice il neo presidente Giancarlo Costa Cesari, figura “storica” del sodalizio – cercando un dialogo con le altre associazioni per un coordinamento culturale che è necessario in città. Affronteremo le tematiche sociali più urgenti come la disoccupazione e i problemi legati all’ambiente. Collaboriamo già con il “Coordinamento tutela del territorio magliese”, con  la Biblioteca comunale e alcune iniziative sono state realizzate in sinergia. Nel prossimo direttivo sarà precisato il programma che intendiamo portare avanti in sintonia con gli altri circoli Arci della provincia”

Maglie – Elezioni e rinnovo del Consiglio direttivo per l’associazione Arci- Biblioteca di Sarajevo. L’assemblea dei soci ha eletto all’unanimità l’organismo dirigente che risulta così composto: Giancarlo Costa Cesari (presidente, foto a sinistra), Ilenia Cotardo (vicepresidente), Davide Greco (tesoriere),Mino Giannuzzi, Daniela Tamborino, Guido Greco. Fanno parte del
Collegio dei probiviri: Annamaria Mangia (presidente),Paola Cillo, Lucio Montinaro (ex presidente). Gli eletti hanno ringraziato i soci che hanno preso parte all’assemblea e in particolare il presidente uscente Lucio Montinaro (foto) e tutti i dirigenti giunti a fine mandato per aver saputo guidare in momenti difficili l’associazione facendole superare difficoltà che a molti sembravano insormontabili.

La Biblioteca di Sarajevo è stata costituita nel 2001 come luogo di un dialogo possibile sui grandi temi di interesse sia nazionale che locale. In particolare l’attenzione ai problemi del Salento è stata tenuta sempre alta. Negli ultimi mesi si è registrato un aumento di adesioni e un incremento di attività sociali. Solo per ricordare le ultime, va sottolineato il successo dello studio sul poeta Salvatore Toma che ha visto la collaborazione con L’Alca e con alcuni istituti scolastici, il dibattito su Tap in cui è stato coinvolto il “Coordinamento tutela del territorio magliese”, la rassegna “Dalla campagna alla campagna…” dalla quale è nato il locale Gal (Gruppo di acquisto solidale) presso la Masseria Calamauri. Intanto continua il percorso “Autori.Territorio” e la stretta collaborazione con gli altri circoli Arci della provincia.

“Continuerò a lavorare sul percorso già tracciato – dice il neopresidente Giancarlo Costa Cesari, figura “storica” del sodalizio – cercando un dialogo con le altre associazioni per un coordinamento culturale che è necessario in città. Affronteremo le tematiche sociali più urgenti come la disoccupazione e i problemi legati all’ambiente. Collaboriamo già con il “Coordinamento tutela del territorio magliese”, con la Biblioteca comunale e alcune iniziative sono state realizzate in sinergia. Nel prossimo direttivo sarà precisato il programma che intendiamo portare avanti in sintonia con gli altri circoli Arci della provincia”

Melpignano – Domenica 8 aprile, alle 9.30, primo appuntamento con il Mercato del Giusto nel contesto della rassegna “Rosso di seta, dalla Napuli Piccinna al Mercato del Giusto, che proseguirà fino a luglio (6 – 20 maggio; 8 – 22 giugno; 6 – 20 luglio). Già la prima edizione, il 3 giugno del 2016, confermò il successo di una iniziativa che mette al centro dell’attenzione quanto di buono produce il territorio, i frutti dell’agricoltura locale condivisi da produttori e consumatori in una piazza “storica”, testimone  nei secoli di dialogo e di scambi commerciali. In piazza San Giorgio, infatti, già nel Cinquecento approdavano per il mercato del sabato mercanti napoletani e baresi dopo aver attraversato i paesi del vicino e dell’estremo Oriente.

La rassegna è organizzata dal Comune di Melpignano in collaborazione con l’associazione Pro loco Melpignano, Città Fertile, Centro di Cultura Popolare, Servizio civile del Comune di Melpignano, Agriludoterra Pollicini Verdi e patrocinata dal Parco Otranto-Santa Maria di Leuca, Unione dei Comuni della Grecìa Salentina, Salento Km0, Borghi autentici e Cospe onlus. “Si è voluto istituire  nella storica piazza, crocevia di mercanti, un momento di scambio di sapori e antichi saperi tra contadini e cittadini – dicono dall’Amministrazione comunale – Un mercato, a cadenza periodica, che valorizzi la produzione e il consumo di prodotti derivanti dall’agricoltura organica locale e diventi, allo stesso tempo, presidio per la salvaguardia dell’agro-biodiversità del territorio, laboratorio di condivisione dei saperi e luogo vivo di incontro e socializzazione”. “Immaginiamo il mercato” – continuano – “come uno spazio del buono, di ciò che di sano e sostenibile offre la nostra terra, un luogo di informazione e formazione, di cultura, in cui si possa passare e sostare, ascoltare e fare comunità”.

Tre i momenti della manifestazione: “I dialoghi: cosa mangiamo? come stiamo?” l’educazione alimentare come cura per l’ambiente e la nostra salute, riflessione sul cibo buono,  sia per la tutela dell’ambiente sia per quella dei consumatori. Previsti interventi di  Ivan Stomeo, sindaco di Melpignano, della dott.ssa Pina Pacella, Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione Asl Lecce, del dott. Giuseppe Serravezza della Lilt Lecce, del dott. Angelo Salento, docente Sociologia economica UniSalento, del dott. Daniele Ture, biologo nutrizionista.

Alle 12 “Mezzogiorno suonato” live del trio Als Project (dei Crifiu), un viaggio tra le canzoni d’amore, di lavoro e di speranza della musica italiana (brani di Gang, De Andrè, De Gregori, Guccini, Mcr e altri artisti, arrangiati e reinterpretati in chiave acustica).

Alle 9,30 Visita guidata nel borgo di Melpignano “Ti racconto il mio paese: la piazza, l’antico mercato e gli orti sociali” Info: CCP Centro di Cultura Popolare – 3285473087 – 3332598065

 

Cannole – Escursione primaverile, domenica 8 aprile a Cannole, organizzata e curata dalla “Scatola di latta”. Il gruppo, che come al solito si creerà spontaneamente senza bisogno di prenotazione con un passaparola di fedeli escursionisti animati dalla curiosità intellettuale di conoscere meglio il territorio anche negli aspetti poco comuni e nascosti, si ritroverà a Cannole  e successivamente visiterà il complesso di Torcito. Appuntamento, quindi, alle 9.30 presso il museo dell’arte olearia del cav. Ubaldo Villani (via San Giovanni). Prima tappa: la visita al vecchio frantoio Villani riportato allo stato originario con la collaborazione dell’archeologo cannolese Cristiano Donato Villani che farà da guida. Il frantoio recuperato, oggi contenitore culturale per mostre, dibattiti, manifestazioni artistiche, rappresenta un’attenta operazione di archeologia industriale che ora permette ai  visitatori  di seguire l’evoluzione  nel tempo sia delle tecniche di lavorazione delle olive sia degli strumenti utilizzati.

Masseria Torcito La seconda tappa sarà la masseria Torcito che si raggiungerà in auto. Il complesso  di Torcito si trova nell’antico feudo di Cerceto, raso al suolo dai Saraceni nell’864. Il nucleo originale della masseria fu costruito nel XII secolo, la fortificazione alla fine del XVII. Fanno parte del complesso: le due cappelle di S.Vito, una delle quali ridotta a pochi ruderi; il frantoio ipogeo; la torre colombaia, che poteva ospitare fino a tremila piccioni; la cripta, alcune tombe e altre tracce di insediamenti basiliani; le fosse granarie; le neviere sei-settecentesche; un pozzo, punto di sosta dei carovanieri ed un antico tracciato viario, quello che resta della via Calabra, prolungamento della via Appia  che, costeggiando il feudo di Cerceto, arrivava fino ad Otranto.

La storia La storia di Cannole è strettamente legata alle vicende di Torcito oggetto nel recente passato di progetti ambiziosi che l’avrebbero fatto diventare un luogo di interesse turistico  per tutto il territorio. Negli anni Novanta un progetto della Provincia di Lecce immaginava Torcito come “Parco del Mediterraneo”. Le cose non sono andate così e numerosi ostacoli hanno impedito la realizzazione di un sogno su cui molti erano pronti a scommettere. Ma questa è un’altra storia che forse gli escusionisti di domenica non conoscono. A far loro compagnia  (come al solito invitati a a portare strumenti musicali e “Libri per letture al vento”) saranno i versi del poeta centenario Sergio Antonio Leonardo, (“lu Ntoni de lu Casinu, la masseria vicino a Torcito dove abitava) raccolti ora nel testo edito da Kurumuny dal titolo “La terra il mare e il bene che vi voglio”. Altro libro consigliato da portare”Canne al vento” di Grazia Deledda.  Previste le incursioni storico culturali di Alberto Signore presidente dell’ associazione Amici Dei Menhir, ma tutti possono essere attori di impreviste sorprese (informazioni su facebook, al numero 339/5920051 oppure scatoladilatta2014@gmail.com).

La processione del Venerdì Santo Tutto è pronto per la manifestazione più attesa e seguita della Settimana santa: la processione del Venerdì santo, al centro di commossa religiosità e di attrazione turistica per l’antica tradizione e per la cura con cui vengono curati tutti i particolari. Già dal giovedì sera le statue dei Misteri vengono tirate fuori dagli armadi e sistemate nella navata sinistra della chiesa Madre sicché le possono ammirare quanti visiteranno i cosiddetti “Sepolcri”.

La processione agli inizi del secolo scorso Se si guarda allo svolgimento solenne e maestoso della processione degli ultimi decenni, si fa fatica a immaginare come era quella agli inizi del secolo scorso (di cui rimangono documenti anche fotografici): era aperta da frotte di ragazzini con in testa ghirlande di edera che urlavano in un approssimato latino “Ave Maria, ora pro nobbi, nobbi, nobbi”, portavano sulle spalle croci di legno,  con funi nodose si percuotevano e battevano sui portoni di legno, inconsapevoli continuatori dei flagellanti medievali. Nel 1924 la svolta, preludio allo svolgimento odierno: si formò un comitato presieduto da Giuseppe Panarese, padre del compianto storico Emilio, che curò ogni minimo dettaglio introducendo anche il vestito di cerimonia dei soci “smoking con petti lucidi, colletto inamidato, gilet bianco, cravattino nero a farfalla, bottone gemello, guanti di pelle bianchi, calze nere e scarpe nere lucide”. Il vecchio comitato, citato nei documenti come “associazione”, verso la fine degli anni Ottanta ha aggiornato lo statuto e ha creato il simbolo presente sul gonfalone (il viso di Cristo in Croce). Fino al 1950 la processione aveva luogo di venerdì mattina, dall’anno successivo, invece, di primo pomeriggio, dopo la celebrazione di quella che viene chiamata messa “scerrata”, priva della parte centrale, quella eucaristica.

La processione oggi Nella chiesa Madre la messa “scerrata” ha luogo alle 15, l’inizio della processione è alle 17, quando saranno arrivate la statua della Madonna Addolorata (dalla chiesa omonima) e la statua del Cristo morto dalla chiesa della Madonna delle Grazie.  Poi la processione comincerà a snodarsi per le vie cittadine in un percorso di circa 4 chilometri con sedici soste, ogni 250 metri, per permettere i necessari scambi tra i portatori di statue e di lampioni. Non ci sono regole scritte, tutto si basa sulla tradizione orale tramandata dai soci più anziani ai giovani. C’è un dato che viene tenuto in massima considerazione, l’altezza dei soci perché è questo elemento che permette di sostenere le statue in maniera equilibrata. La processione è aperta dalle associazioni parrocchiali, seguono le statue dei Misteri: Cristo all’orto, Cristo alla Colonna, Cristo e Pilato, Ecce homo (di Eugenio Maccagnani), Cristo incontra la Madre, La Veronica (il lenzuolo su cui si impresse il volto di Cristo, portato ai quattro angoli da altrettante ragazze), Cristo in Croce, la Pietà, la Croce di fiori, la statua del Cristo morto seguita dai confratelli della Madonna delle Grazie, scortata dai carabinieri in alta uniforme e dai soci dal “cero fisso” (gli anziani e i bambini che non possono sostenere le statue).  Poi il gonfalone della confraternita dell’Addolorata, le donne vestite di nero e gli uomini col camice nero orlato di rosso, quindi il clero delle tre parrocchie, la statua della Madonna Addolorata, la banda seguita dal gruppo di donne velate di nero che cantano l’inno “E’ morto il mio Dio”.  Dietro la statua, le autorità e numerosi fedeli. Lungo tutto il percorso la processione scorre lentamente nel silenzio della folla che si stringe sui marciapiedi. Ritornati alla chiesa Madre, le statue dell’Addolorata e di Cristo morto vengono accompagnate nelle rispettive chiese.

 

Poggiardo – Il Consorzio delle Pro loco del Salento Messapico (Marittima, Nociglia, Poggiardo, Porto Badisco, San Cassiano, Spongano, Vignacastrisi), nato due anni fa, si è aggiudicato in questi giorni un importante servizio messo a bando dal Sistema ambientale e culturale (Sac) delle Serre salentine. Si tratta della  “gestione di Info point – sportelli informativi e di assistenza all’utenza, servizi di visita e fruizione e servizi ausiliari, nell’ambito dei beni culturali del Sac delle Serre salentine”. In pratica il Consorzio dovrà curare i  servizi di accoglienza ed informazione, promuovere  percorsi e itinerari turistici (gestione della biglietteria, servizi di visita, libera, guidata e assistita), favorire la mobilità, curare i piccoli servizi di ristoro, si interesserà dalla commercializzazione di prodotti editoriali, merchandising, gadget e accessori del Sac, coordinerà eventi, manifestazioni, concerti e spettacoli. Rimangono da definire tempi e modi.

“Il risultato conseguito – dice il presidente del Consorzio e presidente anche della Pro loco di Poggiardo, Salvatore Pedio (foto), premia l’intuizione condivisa due anni fa con gli amici presidenti delle altre sei Pro loco del Consorzio di metterci insieme con l’obiettivo di incidere di più nei settori maggiormente strategici per il nostro territorio come quello culturale e soprattutto turistico”. La decisione di fare squadra, quindi, premia. “Un risultato – continua Pedio – frutto della determinazione di tutti i presidenti delle Pro loco che compongono il Consorzio, dal vicepresidente Giuseppe Rotundo, presidente della Pro loco di Porto Badisco, al segretario Lucio Caputo, presidente della Pro loco di San Cassiano, a Luigi Guglielmo, presidente della Pro loco “Ippocampo” di Vignacastrisi, Giuseppe Macculi, presidente della Pro loco di Nociglia, Giuseppe Bianchi, presidente della Pro loco “Acquaviva”di Marittima, Alfredo Marti, presidente della Pro loco di Spongano. A tutti loro il mio più sentito grazie e un in bocca al lupo per il lavoro che ci attende”.

Poggiardo – Esattamente un anno fa in un tragico incidente perdeva la vita l’ingegnere Gianni Carluccio, studioso attento del Salento, appassionato di archeologia, di storia, di musica, di fotografia, autore di testi che hanno fatto conoscere i maggiori rappresentati della cultura salentina. Per ricordare la sua figura e le caratteristiche della sua personalità, sabato 24 marzo alle ore 18, presso la Sala Conferenze del Palazzo della Cultura sarà presentato il testo “L’inesauribile curiosità. Studi in memoria di Gianni Carluccio”, curato da Gianluca Tagliamonte e Mario Spedicato. Parteciperanno il sindaco Giuseppe Colafati, l’on. Giacinto Urso, i professori dell’Unisalento Mario Spedicato, Giovanni Mastronuzzi, Francesco D’Andria e Ida Blattmann D’Amelij, moglie di Gianni Carluccio. Il titolo del libro riassume la personalità dello studioso sottolineando quella cusiosità intellettuale che per tutta la vita l’ha spinto ad affrontare le sue passioni con entusiasmo e rigore scientifico. Nipote del grande Tito Schipa, nel 2009 aveva pubblicato con l’editore Manni “Tito Schipa. Un leccese nel mondo”. Dal 2000 era responsabile dell’Archivio Schipa che curava e arricchiva con una ricerca accurata.

“Poggiardo e Vaste devono molto a Gianni Carluccio – dichiara il sindaco di Poggiardo Giuseppe Colafati – Alla sua attività di uomo attento e curioso si deve l’interessamento del prof. D’Andria e dell’Università del Salento a Vaste. Da quel momento, è partita la scoperta e la rinascita dell’antica città messapica e dei suoi tesori, il cui nome e prestigio sono rimbalzati nelle più importanti università e autorevoli consessi di archeologia nazionali e internazionali. Il suo lavoro ha tra l’altro permesso alla nostra comunità di conoscere meglio sé stessa, ciò che è stata e la storia che le appartiene, e di prenderne piena consapevolezza. Per questo a Gianni Carluccio il Consiglio Comunale di Poggiardo conferì, il 30 dicembre 2016, la cittadinanza onoraria”. Il libro che sarà presentato sabato è una ulteriore testimonianza dell’affetto e della stima che le comunità di Poggiardo e Vaste nutrono nei confronti del loro “concittadino”.

 

 

 

 

Maglie – Al via giovedì 22 marzo la tradizionale fiera della Madonna Addolorata, conosciuta come fiera dei “campanelli” che in passato costituivano la merce tanto caratteristica e diffusa da dare il nome all’intera manifestazione. La devozione all’Addolorata è molto sentita in città, tenuta viva anche da una confraternita e dall’abitudine, in passato molto più sentita, di fare una visita al Santuario ogni venerdì in tutto il corso dell’anno. L’Addolorata si festeggia anche il 15 settembre con processione, Messe e tradizionali luminarie.

Il venerdì prima della Domenica delle Palme ai riti religiosi (la festa è preparata da tre giorni di adorazione eucaristica) si unisce l’abitudine, anche questa a suo modo “devota”. di visitare la fiera che fu istituita con decreto borbonico nel 1860 insieme a quella di San Nicola. Quella di San Nicola (a maggio) è scomparsa, quella dell’Addorata resiste anche con le comprensibili variazioni di merci esposte. Il luogo è uno dei più suggestivi di Maglie: ci si lascia alle spalle piazza Tamborino e quella che viene ancora identificata “villa grande” e ci si avvia lungo il viale della Madonna Addolorata che ha quasi come proscenio teatrale la bella facciata dell’omonima chiesa che fu eretta tra il 1722 e il 1725 (santuario mariano dal 1988). Anticamente qui sorgeva una chiesetta rurale dedicata a San Giovanni, intorno solo campagna, ora zona densamente popolata. Qualche foto d’epoca documenta l’esistenza di alcuni pozzi; il viale era fiancheggiato da alberi frondosi, niente costruzioni sul lato destro, sul sinistro la villa Tamborino, ora comunale.

Anche quest’anno ci saranno le bancarelle che esporranno campanelli, fischietti, vasellame d’argilla, come sempre non mancherà certamente la scapece  di Gallipoli. La Settimana santa è presente nelle trozzule di legno che producono un suono gracchiante provocato dal contatto di una linguetta di legno su una ruota dentata e che in passato aprivano la processione del Venerdì Santo e sostituivano le campane che dal Giovedì Santo venivano “legate”, erano cioè mute, per esplodere poi la Domenica di Resurrezione. Altro segno preludio alla Settimana santa è la presenza di panarieddhi di palme intrecciate che saranno benedetti domenica prossima. Campanelli, fischietti, oggetti di argilla di Cutrofiano e Ruffano, scapece, trozzule e palme appartengono alle tradizione e si mescoleranno agli innumerevoli e vari manufatti che compaiono in ogni mercato e che vengono realizzati anche in Cina. D’altronde pure le trozzule, alla cui costruzione si dedicavano abili artigiani locali, ora sono costruite in Albania (della serie i diversi aspetti della globalizzazione).

 

Ortelle-Vignacastrisi – Inizierà domenica 18 marzo la sesta edizione della rassegna “Incontri d’Autore” organizzata dal Comune di Ortelle e dal Comitato di gestione della Biblioteca “Maria Paiano” di Vignacastrisi con il coordinamento di Pasquale De Santis. Alle ore 19, sul palco della Biblioteca, si esibirà Vince Abbracciante, uno dei maggiori talenti della fisarmonica. Originario di Ostuni, 35 anni, laureato in fisarmonica classica al conservatorio di Matera, si è esibito il festival e jazz club in tutto il mondo e ha conquistato premi nazionali e internazionali. A Vignacastrisi il musicista pugliese presenterà “Sincretico” (Dodicilune), otto brani, tutti composti da lui e incisi con un organico composto da Nando Di Modugno chitarra, Giorgio Vendola contrabbasso e dagli archi dell’Alkemia Quartet (Marcello De Francesco e Leo Gadaleta violino, Alfonso Mastrapasqua viola e Giovanni Astorino violoncello).

Dopo Abbracciante la rassegna ospiterà personalità del mondo della cultura, del giornalismo, della musica e dello sport. In particolare: Federico Zampaglione e Giacomo Gensini (21 marzo), Sergio Brio e Luigia Casertano (22 marzo), Giorgio De Giuseppe e Attilio Pisanò (7 aprile), Pietrangelo Buttafuoco (13 aprile), Ferruccio De Bortoli (19 aprile), Concita De Gregorio (22 aprile), Mario Mori (20 maggio), Massimo Bray (27 maggio). Gli incontri del 6 e del 13 maggio saranno dedicati agli autori del territorio, rispettivamente a Emanulea Galati e Salvatore Coppola.

 

Giurdignano – Tornano come ogni anno, in una vasta zona del Salento, le Tavole di San Giuseppe che col passare degli anni sono diventate una vera e propria attrazione turistica. Senza sottovalutare le radici devozionali di un rito che secondo alcuni studiosi affondano nel periodo bizantino (secondo altri legate strettamente alle confraternite di San Giuseppe e all’attenzione di queste verso i più bisognosi), va sottolineato il fatto che, pur nel rispetto della tradizione, le Tavole tendono a diventare sempre più uno spettacolo. Nel passato venivano preparate, per grazia ricevuta o da chiedere, dalle famiglie devote al Santo che mettevano a disposizione dei più poveri non solo la “massa e ciciri”, ma le corone di pane, pesce, verdure di stagione, in bella mostra su una tavola ornata con le tovaglie più belle. Comunque ora le si voglia interpretare, l’aspetto che continuano ad evidenziare è l’accoglienza, la generosità, l’ospitalità, tutto quello che, secondo un’ulteriore spiegazione del rito, a Giuseppe non fu offerto quando cercava un riparo con Maria per la nascita di Gesù.

I paesi in cui questa tradizione si è maggiormente affermata sono quelli della linea adriatica intorno a Otranto. Alcuni pensano che si tratta di zone a più alta influenza bizantina tenendo conto della presenza di numerose cripte. Giurdignano è senz’altro il paese di più antica e radicata tradizione. Il rito delle Tavole è stato anticipato giorno 16 da un convegno su “Il patrimonio culturale dove passato, presente e futuro si incontrano” a cura del Club Unesco in collaborazione con la Pro loco. Nella giornata di sabato 17 previste alle 11.30 una passeggiata alla scoperta del Giardino megalitico; alle 17.30 nel palazzo Baronale sarà inaugurata una mostra fotografica di Luciana Zappatore; nel pomeriggio ancora un convegno su “Tradizioni, cibo, identità culturale e logiche di comunità”. Domenica 18 alle 19.00 in piazza Municipio avrà luogo il “Rito della Grande Tavola”;  successivamente a Largo Madonna del Rosario sarà possibile degustare piatti tipici di San Giuseppe. Nel Palazzo baronale alle 21 sarà possibile ammirare un mercatino artigianale. Lunedì 19 sarà allestita la Tavola della condivisione e solidarietà a cura dei bambini della scuola primaria ed elementare e visitare  le 53 Tavole preparate da privati.

A Uggiano La Chiesa tutta la giornata del 18 e la mattina del 19 sarà possibile visitare le 25 Tavole preparate. Sono sei quelle della frazione di Casamassella. A Minervino, (altro centro di antica tradizione)  le Tavole di San Giuseppe sono allestite nella sede della Cooperativa Mettere le Ali Onlus in via Galilei. Domenica 18 benedizione della Tavola e della massa (che sarà distribuita subito dopo) da parte di don Antonio Cagnazzo. Lunedì 19, a partire da mezzogiorno, la drammatizzazione della Tavola con i santi impersonati da personalità della cultura e del sociale: San Giuseppe quest’anno avrà il volto di Enzo Magistà, direttore di TG Norba 24, il volto di Maria  sarà  quello della consigliera di Pari opportunità della Regione Puglia, Serenella Molendini.

A San Cassiano in questi giorni si svolge la 42^ Sagra di San Giuseppe. Accanto all’allestimento della  “taula” affidata agli studenti dell’Alberghiero di Santa Cesarea Terme, si registrano iniziative collaterali. Sabato 17, alle 21.30  ci sarà un concerto dell’Orchestra Popolare La Notte della Taranta con  Antonio Amato e Giancarlo Paglialunga, Alessandra Caiulo e Alessia Tondo,   diretti da Daniele Durante. Dalle 17 alle 22 si potrà visitare il  Miab – Museo Iconografico di Arte Bizantina e la Chiesa rupestre Madonna  della Consolazione. Il Museo ospita la mostra di arte contemporanea “Il bizantinismo ai tempi dei media – SOLIDI – 10 sculture di Cyop&Kaf”. Alle 20.00 di lunedì 19 ci sarà l’accensione della Fòcara costruita con le fascine d’olivo, un rito che sintetizza l’addio all’inverno e il benvenuto alla primavera.  A Otranto sono 12 le Tavole tra cui quella dell’Istituto Alberghiero, dell’Istituto maestre Pie Filippini e quella del Popolo Hydruntino nel castello aragonese. Prevista la preparazione della massa presso Livia, Via S. Giovanni, 70  e Carpe Diem mercato coperto.

Maglie – Secondo incontro, venerdì 16 marzo, del percorso sulla figura e sull’opera di Salvatore Toma,  promosso dalla Biblioteca comunale di Maglie e l’associazione Arci-Biblioteca di Sarajevo. Il progetto ha avuto inizio lo scorso anno, a maggio, in occasione del trentennale della scomparsa del poeta magliese ed è scandito da varie tappe che vedono l’approfondimento dell’opera di Toma a cura di studiosi e di alunni delle scuole superiori. Il 15 febbraio scorso è stata Giuliana Coppola a parlare su “I luoghi della formazione di Salvatore Toma”; venerdì prossimo l’appuntamento è articolato in più tappe: alle 10.30 i ragazzi di tre seconde classi del Liceo Capece, dello Scientifico Da Vinci  e dell’IISS Cezzi De Castro-Aldo Moro, guidati rispettivamente dalle professoresse Tina Cesari, Paola Cillo ed Elena Tamborrino, visiteranno il Bosco delle Ciancole, alla periferia della città, il “posto del cuore” dove Toma si ritirava per godere del contatto con la natura, fonte primaria della sua ispirazione. Qui i ragazzi incontreranno la poetessa Ada Cancelli, successivamente, alle 11.30 dialogheranno con Roberto Muci su “La vita e la natura in Salvatore Toma” presso la Sala etnografica de L’Alca. Il percorso, che ha visto gli studenti accostarsi all’opera di Toma e produrre lavori originali con la guida dei docenti, si concluderà il 2 maggio con Giuliana Coppola e Roberto Muci che dialogheranno sulla produzione dei ragazzi; Mario Desiati, “lettore d’eccezione” di Toma, concluderà il progetto.

Salvatore Toma, nato a Maglie l’11 maggio del 1951 e morto prematuramente il 17 marzo del 1987, studente del classico Capece, appassionato di letteratura e di poesia (in particolare di Leopardi), ha pubblicato in vita sei libri di poesie. La notorietà in campo nazionale è giunta nel 1999 con un testo edito da Einaudi e curato da Maria Corti, dal titolo “Il canzoniere della morte”.  Apprezzato per la sua poesia e oggetto di appassionate recensioni, come spesso succede non è conosciuto sufficientemente proprio dalle nuove generazioni del territorio che lo ha visto giovane studente e “great poet”, come amava definirsi, anche se all’inizio di quest’anno sui muri della città (residence 80 e zona mercatale) sono apparsi due murales a lui dedicati.  Perciò il progetto della Biblioteca comunale  e dell’associazione Arci-Biblioteca di Sarajevo acquista particolare importanza.

 

 

 

Diso – Si terrà sabato 17 marzo alle 17.00 nella chiesa di S.Francesco la premiazione del vincitore della prima edizione del Premio Internazionale di Incisione “I Santi di Diso”. Il premio (un ventaglio stampato all’acquaforte dal maestro Guido Strazza su carta vergata a mano dal maestro Andrea De Simeis), sarà consegnato da Hervè Antonio Cavallera, accademico italiano, emerito professore di storia della pedagogia dell’UniSalento. Nella stessa occasione, sempre nella chiesa di S. Francesco, verrà inaugurata la mostra di venticinque artisti selezionati, tra i numerosi che hanno partecipato all’iniziativa, visitabile ogni giorno fino al 30 marzo dalle 17.00 alle 21.00. Alla cerimonia interverranno il sindaco di Diso, Antonella Carrozzo, il maestro Glauco Lendaro Camiless, il dott. Giuseppe Avignolo per la Biennale Internazionale di Acqui Terme, Pierangelo Marco Maffeis, Andrea de Simeis e Laura Carli per l’associazione sociale e culturale “I Santi di Diso”. Subito dopo, alle 18.30, nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, l’ensemble Fancy Bred (Laura Secco, Sara Bagnati, Francesca Benetti, Gilberto Scordari) proporrà una selezione di musiche dal repertorio rinascimentale e barocco inglese e la lettura di alcuni testi shakespeariani e di autori inglesi coevi.

Il premio, voluto con ampio consenso di tutta la comunità di Diso dall’associazione sociale culturale “I Santi di Diso”, è patrocinato dal Comune, dalla Regione Puglia, dalla Provincia di Lecce, dall’Accademia di Belle Arti, ed è gemellato con il Premio Internazionale di Incisione Acqui Terme.

L’associazione “I Santi di Diso”(il nome deriva dalla fortissima devozione ai santi patroni del paese, S.Filippo e Giacomo, che vengono festeggiati dall’1 al 3 maggio) è nata lo scorso anno per volontà dei coniugi Maffeis che dal Veneto si sono trasferiti nel Salento dove hanno avviato la produzione di prodotti per il benessere del corpo coniugando i prodotti genuini della nostra terra con antiche ricette venete. Per la realizzazione del Premio nei mesi scorsi l’associazione aveva offerto a tutti gli artisti selezionati fogli di carta paglia di grano e cotone vergata a mano con tecniche del XIV secolo del maestro cartaio Andrea De Simeis, originario di Martano. Da sottolineare la simbologia del pane legato anche al culto di S.Giuseppe e alle Tavole su cui il prossimo 19 marzo faranno bella mostra di sé le “corone” di pane con le caratteristiche decorazioni.

Maglie – Non è certo il solo sviluppo demografico l’indicatore della crescita o della decrescita di una città (o di una nazione come quella italiana con sempre meno culle), perché altri fattori di qualità contribuiscono a definirla, ma è innegabile che i numeri hanno la loro importanza e dovrebbero costituire oggetto di riflessione politica in senso ampio. La linea demografica degli abitanti di Maglie da qualche decennio è orientata verso il basso, anche se nella considerazione comune questo fattore sembra non influire, tanta è la forza di una tradizione culturale forte e radicata. Ma non sempre è stato così.

Quando negli anni Ottanta la meta dei 16mila abitanti era vicina. Nel decennio 1970-1980 anno dopo anno cresceva la speranza di sforare il tetto dei  16.000 abitanti. Nascite in aumento, ma soprattutto trasferimenti di chi per comodità lavorative prendeva la residenza in città. Ancora in attività l’ospedale e i numerosi servizi che facevano di Maglie il centro amministrativo, burocratico e commerciale dei numerosi paesi che la circondano.  Poi la storia della città ha dovuto fare i conti con la crisi nei vari settori, con la diffusa difficoltà per le giovani coppie di conciliare lavoro e figli da crescere, con gli affitti troppo alti in relazione a quelli più bassi dei paesi viciniori. Sempre più numerosi i giovani studenti universitari che non sono ritornati in città se non per le vacanze estive e si sono stabiliti per sempre al Nord. Per vari motivi, che meriterebbero studi approfonditi, per Maglie è iniziata una fase di decadenza demografica  che dal 2001 fino al 2017 ha fatto registrare più di 1000 abitanti in meno.

Senza gli immigrati, oggi la città starebbe sotto i 14mila. E’ avvenuto così che dai 15.259 residenti nel 2001 si sia passati agli attuali 14.222 (6.629 maschi, 7.593 donne). La soglia dei 15.000 abitanti, che ha importanza  anche per il sistema elettorale e la classificazione del Comune, si è allontanata nel 2016  con i suoi 14.345 abitanti. Il saldo naturale, determinato dalla differenza tra nascite e decessi, dal 2002 al 2016 è stato sempre negativo (punta massima nel 2015 con -94), con una sola minima eccezione nel 2011 (+2).  Negli attuali 14.222 sono compresi 333 residenti stranieri (119 maschi e 214 femmine) provenienti in maggior parte dalla Romania, Albania e Polonia.

In controtendenza Gallipoli, Tricase, Nardò negli ultimi 15 anni. In controtendenza i centri più grossi in “competizione” con Maglie: Tricase nel 2001  con 17.382 abitanti, attualmente 17.621 di cui 317 stranieri; Gallipoli (20.274 nel 2001, attualmente 20.678), Nardò  da 30.516 a 31.511. La sorte di Maglie è condivisa da Galatina (nel 2001 28.064 contro gli attuali 27.056). In flessione, se pur lieve,  anche gli abitanti di Casarano (da 20.579 a 20.176).

In crescita, invece alcuni paesi del circondario di MaglieMuro dice addio ai 5mila. Intorno alla città-polo di attrazione i segni positivi accanto alle percentuali non mancano: Scorrano dai 6.758  residenti nel 2001 è passata agli attuali 6.992; Cursi nei medesimi anni dai 4.127 ai 4.152; Corigliano d’Otranto, che negli anni Settanta è stato uno dei primi paesi accoglienti a favore dei migranti soprattutto marocchini, passa dai 5.649 agli attuali 5.787; Otranto dal 2001 sempre in crescita lenta ma costante, da 5.285 a 5.742; Melpignano da 2.211 a 2.235; Poggiardo da 6.067, dopo  i 6.189 del 2003, ne registra ora 6058. Fanno eccezione in questo processo di incremento demografico Muro Leccese che passa dai 5.260 del 2001 ai 4.948 attuali e Cutrofiano da 9.081 a 8.992 dopo un’impennata nel 2003 (9.351). Consistente in alcuni la presenza di stranieri:  226 a Poggiardo, 213 a Otranto, 97 a Scorrano, 99 a Cursi, 125 a Muro, 148 a Corigliano, 163 a Cutrofiano, 34 a Melpignano.

La prima puntata dello speciale “Paese mio, vado via” – COLLEPASSO

Diso – Anche le donne hanno fatto la storia, ma di fatto sono poco presenti sui libri di storia. Il motivo è che gli storici hanno privilegiato l’aspetto politico-istituzionale, sicché le donne,  che hanno ottenuto il diritto di voto solo nel 1946, sono state escluse dalla vita pubblica e politica e… dalle pagine dei manuali. Questa la situazione fino a qualche tempo fa, ora invece si registra un’inversione di tendenza perché  gli studiosi concordano che non si può parlare dei grandi eventi storici passando a piè pari sul contributo delle donne. Come nel caso della rilettura della Grande Guerra fatta da Salvatore Coppola attraverso il saggio “Pane!… Pace!, il grido di protesta delle donne salentine negli anni della Grande Guerra” edito da Giorgiani editore  nella collana Cultura e Storia della Società di Storia Patria di Lecce.

Donne del Nord e donne del Sud di fronte alla guerra. Il ruolo delle donne, in larga parte di quelle del Nord e del Centro Italia,  a partire dal 24 maggio del 1915, (data dell’ingresso in guerra dell’Italia) è stato evidenziato in quello che venne definito il “fronte interno”  in contrapposizione a quel “fronte di guerra” dei militari che vennero arruolati per difendere i confini della patria.  «Su una popolazione di 4,8 milioni di uomini che lavoravano in agricoltura, 2,6 furono richiamati alle armi – scrive lo storico Antonio Gibelli in La Grande guerra degli italiani 1915-1918“ (Bur Rizzoli). Sicché rimasero attivi nei campi solo 2,2 milioni di uomini sopra i 18 anni, più altri 1,2 milioni tra i 10 e i 18 anni, contro un totale di 6,2 milioni di donne superiori ai 10 anni. Inevitabile fu l’occupazione femminile di spazi già riservati agli uomini, e contemporaneamente lo straordinario aggravio di fatica e di responsabilità». Così le donne cominciarono a occupare spazi prevalentemente occupati dagli uomini nelle campagne, nelle fabbriche, si riunirono in associazioni solidali, si impegnarono a confezionare indumenti per l’esercito, organizzarono raccolte fondi, divennero crocerossine. La guerra fu quindi anche occasione di emancipazione, anche se si trattò di un’esperienza provvisoria: a guerra conclusa non ci fu più posto per operaie e impiegate e gli uomini si ripresero il posto lasciato vuoto per combattere al fronte. Ma in quella parentesi, in cui “indossarono i pantaloni”, si distinsero in efficienza, come puntualizza Alessandro Gualtieri, in “La grande guerra delle donne. Rose nella terra di nessuno” (Mattioli 1885): «La guerra non è solo la prima linea: hanno combattuto a modo loro anche le donne rimaste al lavoro nei campi, talmente efficienti nello svolgere le loro mansioni che la produzione agricola non scese mai al di sotto del 90 per cento negli anni tra il 1915 e il 1918; o quelle che hanno sostituito gli uomini nei trasporti pubblici o negli uffici postali, dimostrando coi fatti quanto fosse falsa l’idea della inferiorità naturale della donna teorizzata da tanta cultura del tempo». E le donne nel Salento? L’ultimo libro di Salvatore Coppola illumina una zona d’ombra e dimostra come sia proprio fuori dalla storia  lo “stereotipo della donna meridionale, passiva e indifferente alle vicende sociali e politiche” (dall’introduzione di Giuseppe Caramuscio).

Per il pane e per la pace. Le donne salentine lottarono per il pane e la pace , manifestarono contro la penuria alimentare, contro il ritardato pagamento dei sussidi destinati alle famiglie dei richiamati, contro gli abusi nell’assegnazione delle tessere annonarie, contro la guerra reclamando il ritorno a casa dei loro mariti. Si  trattò di manifestazioni spontanee anche se i vertici politici e militari attribuivano la responsabilità delle proteste alla cosiddetta propaganda disfattista alimentata da socialisti e giolittiani. Manifestazioni di protesta massicce interessarono nel 1917 Lecce, Gallipoli, Galatone, Nardò dove la protesta fu contro i funzionari governativi che promuovevano la raccolta fondi per il prestito nazionale. Ma ci furono proteste anche in centri minori come Alezio, Aradeo, Arnesano, Carmiano, Corigliano, Cutrofiano, Felline, Maglie, Martano, Melissano, Muro Leccese, Neviano, Poggiardo, Presicce, Racale, Scorrano, Sogliano, Taviano, Tricase. Le contestazioni avevano una nota comune: accanto al grido  “vogliamo pane, siamo a digiuno noi e i nostri figli”, ci fu quello “abbasso la guerra”, “vogliamo i nostri mariti e congiunti e non il denaro”, “vogliamo la pace”. Le manifestazioni, la cui partecipazione era prevalentemente femminile, provocarono prima sorpresa nelle classi dirigenti, naturalmente maschili, e poi  “un forte senso di fastidio” perché il modello femminile  era quello di “riprodurre, starsene a casa , oziare”

I tumulti di Gallipoli, Galatone, Nardò, Presicce. Il 4 e 5 maggio del 1917 scoppiò quello che viene ricordato come il “tumulto di Gallipoli” , che da manifestazione per il pane divenne protesta contro la guerra. Furono arrestate cinque donne ritenute promotrici e rinviate a giudizio con l’accusa di “avere pubblicamente istigato le donne a fare una dimostrazione ostile alla guerra”. Si era diffusa la voce che stava per mancare il pane perciò le donne la mattina del 5 si radunarono nei pressi di piazza Mercato e cominciarono a gridare contro le autorità comunali che avevano deciso di spostare la vendita dalle panetterie all’ufficio di polizia municipale dove si doveva pagare in contanti. Il 6 e il 7 maggio a Galatone ci fu una manifestazione contro la guerra e la propaganda a favore del prestito nazionale che era sostenuta dall’onorevole Antonio De Viti De Marco. Seguirono altre proteste a Nardò, a Presicce dove 16 donne furono rinviate a giudizio ritenute responsabili del tumulto perché chiedevano che il grano venisse consegnato direttamente alle famiglie e non ai panificatori. Non mancarono le manifestazioni a favore della pace in ambito cattolico.  Si svolsero dappertutto processioni per la pace  raccogliendo l’invito di Benedetto XV che aveva invitato a pregare per la fine del “tremendo flagello”.

Poggiardo – “Salento, terra di cultura e turismo” è il tema del convegno che si terrà venerdì 12 gennaio alle 11 presso il Palazzo della Cultura a Poggiardo, a cui parteciperà il Sottosegretario ai Beni e alle attività culturali e del Turismo Dorina Bianchi. L’incontro è promosso dal  Consorzio di Pro loco del Salento messapico  (costituito dalle Pro loco di Poggiardo, Nociglia, Botrugno, Spongano, Marittima, Porto Badisco, Vignacastrisi, San Cassiano) con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Poggiardo, della Regione Puglia, del Sac delle Serre Salentine e dell’Unpli Puglia. Al dibattito, oltre al Sottosegretario Bianchi e al Presidente del Consorzio di Pro loco Salvatore Pedio, prenderanno parte il sindaco di Poggiardo, Giuseppe Colafati, anche nella veste di presidente del Sac delle Serre Salentine e di presidente del Piano d’area “Terre d’Otranto”, l’assessore all’Industria turistica e culturale della Regione Puglia, Loredana Capone, il presidente del Gal “Porta a Levante”, Gabriele Petracca e il presidente Unpli regionale, Rocco Lauciello. Strategica la scelta di tenere il convegno a Poggiardo nel cui territorio negli ultimi anni  il binomio cultura e turismo è stata la molla per la valorizzazione  e la promozione dei beni culturali. Indispensabile  anche il contributo delle Pro loco  e dei soggetti, istituzionali e non, che operano nel settore culturale turistico: associazioni,  artigiani,  ristoratori, albergatori. Il recente Protocollo di intesa tra Unpli nazionale e Mibact “per la individuazione di azioni comuni volte a migliorare la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale e la promozione turistica dei territori italiani” è una ulteriore testimonianza di come cultura e turismo operano su un piano sinergico per raggiungere obiettivi condivisi.

Cutrofiano – Festa grande a Cutrofiano domani, domenica 7 gennaio, per l’ingresso della città nel circuito nazionale delle “Città della ceramica”. Cutrofiano si aggiunge alle 39 che ne fanno parte, tra cui solo due pugliesi: Grottaglie e Laterza. L’appuntamento, a cui prenderanno parte il viceministro allo sviluppo economico Teresa Bellanova, il presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone, il sindaco Oriele Rolli (foto) e l’assessore alle Attività produttive Tommaso Campa, è per le ore 10.30 nella Congrega dell’Immacolata dove è ospitata la mostra nazionale itinerante “Grand tour.

L’associazione nazionale nata a Faenza nel 1999. Alla scoperta della ceramica classica italiana, curata dall’Associazione italiana città della ceramica (Aicc). Questa associazione, senza fini di lucro con sede a Faenza, è stata costituita nel 1999 con l’obiettivo di creare una rete nazionale delle città dove nel tempo si è sviluppata un’importante e significativa attività ceramistica che ha contribuito a creare un’identità ben definita. La mostra, che è stata inaugurata il 12 novembre scorso, presenta manufatti provenienti dalle città aderenti all’Aicc e traccia attraverso le ceramiche un vero e proprio percorso dall’età arcaica fino ai nostri giorni. Nella rassegna ci sono naturalmente manufatti dei ceramisti cutrofianesi che vantano un’antichissima tradizione che continuano a diffondere con numerose iniziative come la Mostra mercato della ceramica artigianale, che quest’anno ad agosto ha segnato la 45^ edizione, e un curatissimo Museo comunale della ceramica ricchissimo di testimonianze.

Il paese, la sua argilla, la creatività di bravi artigiani. A ben ragione, quindi, Cutrofiano entrerà nel novero delle città che hanno fatto della ceramica la loro cifra distintiva determinando anche lo sviluppo economico anche perché le competenze dei bravi artigiani si sono adeguate alle nuove esigenze delle innovazioni tecnologiche e delle richieste del mercato. D’altra parte il destino di Cutrofiano sembra contenuto già nel nome (tra le varie ipotesi dal greco “cutra” vaso o cutrubbu) e nella presenza nel terreno di uno strato d’argilla a poca profondità. L’attività dei vasai si sviluppò nel Medioevo (ma in recenti scavi archeologici, nel 2005, è stata trovata una fornace di epoca romana, per cui si può andare andare indietro nel tempo). Nel catasto onciario del Comune, che risale al 1700, sono annotate 31 botteghe in cui lavoravano 46 artigiani. In terracotta venivano realizzati piatti, bicchieri, zuppiere, capase per i legumi, giare per l’olio. Ora predominano oggetti d’arte finissima e i motivi di decoro sono originali, tramandati nei secoli, realizzati con l’aiuto di strumenti sofisticati. Sempre, però, con cura estrema e precisione, qualità che hanno dato origine a un modo di dire popolare: quando si desidera una persona o cose difficili da ottenere, si dice “Fatteli fare a Cutrufianu”.

Gallipoli – “La scatola di latta” si arricchisce domani dei tesori visibili (ma anche di quelli nascosti e poco conosciuti)  di Gallipoli vecchia.  Appuntamento, per ospiti abituali e nuovi, alle ore 16 presso il Castello. L’invito, diramato come al solito attraverso i social e un  fitto passaparola,  si tradurrà, come nelle precedenti tappe, in un gruppo che può superare anche un centinaio di persone con la curiosità intellettuale di conoscere il territorio salentino non solo con gli occhi, ma attraverso le storie, la musica, i canti capaci di suscitare emozioni dimenticate.  Con la guida e il coordinamento del “custode sociale” Gianluca Palma, che in ogni tappa è coadiuvato da cultori e amanti della cultura del luogo (per Gallipoli da Luigi LiaciCosimo Renna , Caterina De Vita), il gruppo attraverserà il centro storico partendo, appunto, dal castello dove sarà accolto da Luigi Liaci e la sua “Ode alla città”. Poi attraverso  via Antonietta de Pace  si inoltrerà nel centro storico con alcune tappe significative in cui sono previsti incontri e interventi di poeti, narratori e artisti del luogo.

Nella sosta presso la cattedrale ci sarà  un monologo di ‘Mba Pi Tricarico; nella successiva, musica e declamazione dell’“Ode alla Vata” di Luigi Liaci; altre soste nella biblioteca comunale, chiesa della Purità (declamazione di Piro e Grassetti); piazza De Amicis (declamazione di Bentivoglio e musica); ancora musica gallipolina suonata dal maestro Cataldi nell’ex Lega Bottai; declamazione di Chetta nel frantoio ipogeo del Vicerè. Il percorso si concluderà in piazza Duono con musica locale suonata da Antonio Vincenti.

Questi solo alcuni cenni di quello che offrirà Gallipoli in un pomeriggio reso ancora più prezioso dall’aria natalizia. Come si legge sul sito dell’associazione, “durante il percorso potrebbero accadere incontri o fatti fortunatamente non programmati”. Ognuno dei partecipanti, infatti, può contribuire con poesie, canti e cunti arricchendo i tesori da custodire nella “scatola”. La partecipazione è gratuita e non occorre prenotare. Info 3395920051.

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...