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Maria Rosaria De Lumè

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Maglie – Non è certo il solo sviluppo demografico l’indicatore della crescita o della decrescita di una città (o di una nazione come quella italiana con sempre meno culle), perché altri fattori di qualità contribuiscono a definirla, ma è innegabile che i numeri hanno la loro importanza e dovrebbero costituire oggetto di riflessione politica in senso ampio. La linea demografica degli abitanti di Maglie da qualche decennio è orientata verso il basso, anche se nella considerazione comune questo fattore sembra non influire, tanta è la forza di una tradizione culturale forte e radicata. Ma non sempre è stato così.

Quando negli anni Ottanta la meta dei 16mila abitanti era vicina. Nel decennio 1970-1980 anno dopo anno cresceva la speranza di sforare il tetto dei  16.000 abitanti. Nascite in aumento, ma soprattutto trasferimenti di chi per comodità lavorative prendeva la residenza in città. Ancora in attività l’ospedale e i numerosi servizi che facevano di Maglie il centro amministrativo, burocratico e commerciale dei numerosi paesi che la circondano.  Poi la storia della città ha dovuto fare i conti con la crisi nei vari settori, con la diffusa difficoltà per le giovani coppie di conciliare lavoro e figli da crescere, con gli affitti troppo alti in relazione a quelli più bassi dei paesi viciniori. Sempre più numerosi i giovani studenti universitari che non sono ritornati in città se non per le vacanze estive e si sono stabiliti per sempre al Nord. Per vari motivi, che meriterebbero studi approfonditi, per Maglie è iniziata una fase di decadenza demografica  che dal 2001 fino al 2017 ha fatto registrare più di 1000 abitanti in meno.

Senza gli immigrati, oggi la città starebbe sotto i 14mila. E’ avvenuto così che dai 15.259 residenti nel 2001 si sia passati agli attuali 14.222 (6.629 maschi, 7.593 donne). La soglia dei 15.000 abitanti, che ha importanza  anche per il sistema elettorale e la classificazione del Comune, si è allontanata nel 2016  con i suoi 14.345 abitanti. Il saldo naturale, determinato dalla differenza tra nascite e decessi, dal 2002 al 2016 è stato sempre negativo (punta massima nel 2015 con -94), con una sola minima eccezione nel 2011 (+2).  Negli attuali 14.222 sono compresi 333 residenti stranieri (119 maschi e 214 femmine) provenienti in maggior parte dalla Romania, Albania e Polonia.

In controtendenza Gallipoli, Tricase, Nardò negli ultimi 15 anni. In controtendenza i centri più grossi in “competizione” con Maglie: Tricase nel 2001  con 17.382 abitanti, attualmente 17.621 di cui 317 stranieri; Gallipoli (20.274 nel 2001, attualmente 20.678), Nardò  da 30.516 a 31.511. La sorte di Maglie è condivisa da Galatina (nel 2001 28.064 contro gli attuali 27.056). In flessione, se pur lieve,  anche gli abitanti di Casarano (da 20.579 a 20.176).

In crescita, invece alcuni paesi del circondario di MaglieMuro dice addio ai 5mila. Intorno alla città-polo di attrazione i segni positivi accanto alle percentuali non mancano: Scorrano dai 6.758  residenti nel 2001 è passata agli attuali 6.992; Cursi nei medesimi anni dai 4.127 ai 4.152; Corigliano d’Otranto, che negli anni Settanta è stato uno dei primi paesi accoglienti a favore dei migranti soprattutto marocchini, passa dai 5.649 agli attuali 5.787; Otranto dal 2001 sempre in crescita lenta ma costante, da 5.285 a 5.742; Melpignano da 2.211 a 2.235; Poggiardo da 6.067, dopo  i 6.189 del 2003, ne registra ora 6058. Fanno eccezione in questo processo di incremento demografico Muro Leccese che passa dai 5.260 del 2001 ai 4.948 attuali e Cutrofiano da 9.081 a 8.992 dopo un’impennata nel 2003 (9.351). Consistente in alcuni la presenza di stranieri:  226 a Poggiardo, 213 a Otranto, 97 a Scorrano, 99 a Cursi, 125 a Muro, 148 a Corigliano, 163 a Cutrofiano, 34 a Melpignano.

La prima puntata dello speciale “Paese mio, vado via” – COLLEPASSO

Diso – Anche le donne hanno fatto la storia, ma di fatto sono poco presenti sui libri di storia. Il motivo è che gli storici hanno privilegiato l’aspetto politico-istituzionale, sicché le donne,  che hanno ottenuto il diritto di voto solo nel 1946, sono state escluse dalla vita pubblica e politica e… dalle pagine dei manuali. Questa la situazione fino a qualche tempo fa, ora invece si registra un’inversione di tendenza perché  gli studiosi concordano che non si può parlare dei grandi eventi storici passando a piè pari sul contributo delle donne. Come nel caso della rilettura della Grande Guerra fatta da Salvatore Coppola attraverso il saggio “Pane!… Pace!, il grido di protesta delle donne salentine negli anni della Grande Guerra” edito da Giorgiani editore  nella collana Cultura e Storia della Società di Storia Patria di Lecce.

Donne del Nord e donne del Sud di fronte alla guerra. Il ruolo delle donne, in larga parte di quelle del Nord e del Centro Italia,  a partire dal 24 maggio del 1915, (data dell’ingresso in guerra dell’Italia) è stato evidenziato in quello che venne definito il “fronte interno”  in contrapposizione a quel “fronte di guerra” dei militari che vennero arruolati per difendere i confini della patria.  «Su una popolazione di 4,8 milioni di uomini che lavoravano in agricoltura, 2,6 furono richiamati alle armi – scrive lo storico Antonio Gibelli in La Grande guerra degli italiani 1915-1918“ (Bur Rizzoli). Sicché rimasero attivi nei campi solo 2,2 milioni di uomini sopra i 18 anni, più altri 1,2 milioni tra i 10 e i 18 anni, contro un totale di 6,2 milioni di donne superiori ai 10 anni. Inevitabile fu l’occupazione femminile di spazi già riservati agli uomini, e contemporaneamente lo straordinario aggravio di fatica e di responsabilità». Così le donne cominciarono a occupare spazi prevalentemente occupati dagli uomini nelle campagne, nelle fabbriche, si riunirono in associazioni solidali, si impegnarono a confezionare indumenti per l’esercito, organizzarono raccolte fondi, divennero crocerossine. La guerra fu quindi anche occasione di emancipazione, anche se si trattò di un’esperienza provvisoria: a guerra conclusa non ci fu più posto per operaie e impiegate e gli uomini si ripresero il posto lasciato vuoto per combattere al fronte. Ma in quella parentesi, in cui “indossarono i pantaloni”, si distinsero in efficienza, come puntualizza Alessandro Gualtieri, in “La grande guerra delle donne. Rose nella terra di nessuno” (Mattioli 1885): «La guerra non è solo la prima linea: hanno combattuto a modo loro anche le donne rimaste al lavoro nei campi, talmente efficienti nello svolgere le loro mansioni che la produzione agricola non scese mai al di sotto del 90 per cento negli anni tra il 1915 e il 1918; o quelle che hanno sostituito gli uomini nei trasporti pubblici o negli uffici postali, dimostrando coi fatti quanto fosse falsa l’idea della inferiorità naturale della donna teorizzata da tanta cultura del tempo». E le donne nel Salento? L’ultimo libro di Salvatore Coppola illumina una zona d’ombra e dimostra come sia proprio fuori dalla storia  lo “stereotipo della donna meridionale, passiva e indifferente alle vicende sociali e politiche” (dall’introduzione di Giuseppe Caramuscio).

Per il pane e per la pace. Le donne salentine lottarono per il pane e la pace , manifestarono contro la penuria alimentare, contro il ritardato pagamento dei sussidi destinati alle famiglie dei richiamati, contro gli abusi nell’assegnazione delle tessere annonarie, contro la guerra reclamando il ritorno a casa dei loro mariti. Si  trattò di manifestazioni spontanee anche se i vertici politici e militari attribuivano la responsabilità delle proteste alla cosiddetta propaganda disfattista alimentata da socialisti e giolittiani. Manifestazioni di protesta massicce interessarono nel 1917 Lecce, Gallipoli, Galatone, Nardò dove la protesta fu contro i funzionari governativi che promuovevano la raccolta fondi per il prestito nazionale. Ma ci furono proteste anche in centri minori come Alezio, Aradeo, Arnesano, Carmiano, Corigliano, Cutrofiano, Felline, Maglie, Martano, Melissano, Muro Leccese, Neviano, Poggiardo, Presicce, Racale, Scorrano, Sogliano, Taviano, Tricase. Le contestazioni avevano una nota comune: accanto al grido  “vogliamo pane, siamo a digiuno noi e i nostri figli”, ci fu quello “abbasso la guerra”, “vogliamo i nostri mariti e congiunti e non il denaro”, “vogliamo la pace”. Le manifestazioni, la cui partecipazione era prevalentemente femminile, provocarono prima sorpresa nelle classi dirigenti, naturalmente maschili, e poi  “un forte senso di fastidio” perché il modello femminile  era quello di “riprodurre, starsene a casa , oziare”

I tumulti di Gallipoli, Galatone, Nardò, Presicce. Il 4 e 5 maggio del 1917 scoppiò quello che viene ricordato come il “tumulto di Gallipoli” , che da manifestazione per il pane divenne protesta contro la guerra. Furono arrestate cinque donne ritenute promotrici e rinviate a giudizio con l’accusa di “avere pubblicamente istigato le donne a fare una dimostrazione ostile alla guerra”. Si era diffusa la voce che stava per mancare il pane perciò le donne la mattina del 5 si radunarono nei pressi di piazza Mercato e cominciarono a gridare contro le autorità comunali che avevano deciso di spostare la vendita dalle panetterie all’ufficio di polizia municipale dove si doveva pagare in contanti. Il 6 e il 7 maggio a Galatone ci fu una manifestazione contro la guerra e la propaganda a favore del prestito nazionale che era sostenuta dall’onorevole Antonio De Viti De Marco. Seguirono altre proteste a Nardò, a Presicce dove 16 donne furono rinviate a giudizio ritenute responsabili del tumulto perché chiedevano che il grano venisse consegnato direttamente alle famiglie e non ai panificatori. Non mancarono le manifestazioni a favore della pace in ambito cattolico.  Si svolsero dappertutto processioni per la pace  raccogliendo l’invito di Benedetto XV che aveva invitato a pregare per la fine del “tremendo flagello”.

Poggiardo – “Salento, terra di cultura e turismo” è il tema del convegno che si terrà venerdì 12 gennaio alle 11 presso il Palazzo della Cultura a Poggiardo, a cui parteciperà il Sottosegretario ai Beni e alle attività culturali e del Turismo Dorina Bianchi. L’incontro è promosso dal  Consorzio di Pro loco del Salento messapico  (costituito dalle Pro loco di Poggiardo, Nociglia, Botrugno, Spongano, Marittima, Porto Badisco, Vignacastrisi, San Cassiano) con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Poggiardo, della Regione Puglia, del Sac delle Serre Salentine e dell’Unpli Puglia. Al dibattito, oltre al Sottosegretario Bianchi e al Presidente del Consorzio di Pro loco Salvatore Pedio, prenderanno parte il sindaco di Poggiardo, Giuseppe Colafati, anche nella veste di presidente del Sac delle Serre Salentine e di presidente del Piano d’area “Terre d’Otranto”, l’assessore all’Industria turistica e culturale della Regione Puglia, Loredana Capone, il presidente del Gal “Porta a Levante”, Gabriele Petracca e il presidente Unpli regionale, Rocco Lauciello. Strategica la scelta di tenere il convegno a Poggiardo nel cui territorio negli ultimi anni  il binomio cultura e turismo è stata la molla per la valorizzazione  e la promozione dei beni culturali. Indispensabile  anche il contributo delle Pro loco  e dei soggetti, istituzionali e non, che operano nel settore culturale turistico: associazioni,  artigiani,  ristoratori, albergatori. Il recente Protocollo di intesa tra Unpli nazionale e Mibact “per la individuazione di azioni comuni volte a migliorare la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale e la promozione turistica dei territori italiani” è una ulteriore testimonianza di come cultura e turismo operano su un piano sinergico per raggiungere obiettivi condivisi.

Cutrofiano – Festa grande a Cutrofiano domani, domenica 7 gennaio, per l’ingresso della città nel circuito nazionale delle “Città della ceramica”. Cutrofiano si aggiunge alle 39 che ne fanno parte, tra cui solo due pugliesi: Grottaglie e Laterza. L’appuntamento, a cui prenderanno parte il viceministro allo sviluppo economico Teresa Bellanova, il presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone, il sindaco Oriele Rolli (foto) e l’assessore alle Attività produttive Tommaso Campa, è per le ore 10.30 nella Congrega dell’Immacolata dove è ospitata la mostra nazionale itinerante “Grand tour.

L’associazione nazionale nata a Faenza nel 1999. Alla scoperta della ceramica classica italiana, curata dall’Associazione italiana città della ceramica (Aicc). Questa associazione, senza fini di lucro con sede a Faenza, è stata costituita nel 1999 con l’obiettivo di creare una rete nazionale delle città dove nel tempo si è sviluppata un’importante e significativa attività ceramistica che ha contribuito a creare un’identità ben definita. La mostra, che è stata inaugurata il 12 novembre scorso, presenta manufatti provenienti dalle città aderenti all’Aicc e traccia attraverso le ceramiche un vero e proprio percorso dall’età arcaica fino ai nostri giorni. Nella rassegna ci sono naturalmente manufatti dei ceramisti cutrofianesi che vantano un’antichissima tradizione che continuano a diffondere con numerose iniziative come la Mostra mercato della ceramica artigianale, che quest’anno ad agosto ha segnato la 45^ edizione, e un curatissimo Museo comunale della ceramica ricchissimo di testimonianze.

Il paese, la sua argilla, la creatività di bravi artigiani. A ben ragione, quindi, Cutrofiano entrerà nel novero delle città che hanno fatto della ceramica la loro cifra distintiva determinando anche lo sviluppo economico anche perché le competenze dei bravi artigiani si sono adeguate alle nuove esigenze delle innovazioni tecnologiche e delle richieste del mercato. D’altra parte il destino di Cutrofiano sembra contenuto già nel nome (tra le varie ipotesi dal greco “cutra” vaso o cutrubbu) e nella presenza nel terreno di uno strato d’argilla a poca profondità. L’attività dei vasai si sviluppò nel Medioevo (ma in recenti scavi archeologici, nel 2005, è stata trovata una fornace di epoca romana, per cui si può andare andare indietro nel tempo). Nel catasto onciario del Comune, che risale al 1700, sono annotate 31 botteghe in cui lavoravano 46 artigiani. In terracotta venivano realizzati piatti, bicchieri, zuppiere, capase per i legumi, giare per l’olio. Ora predominano oggetti d’arte finissima e i motivi di decoro sono originali, tramandati nei secoli, realizzati con l’aiuto di strumenti sofisticati. Sempre, però, con cura estrema e precisione, qualità che hanno dato origine a un modo di dire popolare: quando si desidera una persona o cose difficili da ottenere, si dice “Fatteli fare a Cutrufianu”.

Gallipoli – “La scatola di latta” si arricchisce domani dei tesori visibili (ma anche di quelli nascosti e poco conosciuti)  di Gallipoli vecchia.  Appuntamento, per ospiti abituali e nuovi, alle ore 16 presso il Castello. L’invito, diramato come al solito attraverso i social e un  fitto passaparola,  si tradurrà, come nelle precedenti tappe, in un gruppo che può superare anche un centinaio di persone con la curiosità intellettuale di conoscere il territorio salentino non solo con gli occhi, ma attraverso le storie, la musica, i canti capaci di suscitare emozioni dimenticate.  Con la guida e il coordinamento del “custode sociale” Gianluca Palma, che in ogni tappa è coadiuvato da cultori e amanti della cultura del luogo (per Gallipoli da Luigi LiaciCosimo Renna , Caterina De Vita), il gruppo attraverserà il centro storico partendo, appunto, dal castello dove sarà accolto da Luigi Liaci e la sua “Ode alla città”. Poi attraverso  via Antonietta de Pace  si inoltrerà nel centro storico con alcune tappe significative in cui sono previsti incontri e interventi di poeti, narratori e artisti del luogo.

Nella sosta presso la cattedrale ci sarà  un monologo di ‘Mba Pi Tricarico; nella successiva, musica e declamazione dell’“Ode alla Vata” di Luigi Liaci; altre soste nella biblioteca comunale, chiesa della Purità (declamazione di Piro e Grassetti); piazza De Amicis (declamazione di Bentivoglio e musica); ancora musica gallipolina suonata dal maestro Cataldi nell’ex Lega Bottai; declamazione di Chetta nel frantoio ipogeo del Vicerè. Il percorso si concluderà in piazza Duono con musica locale suonata da Antonio Vincenti.

Questi solo alcuni cenni di quello che offrirà Gallipoli in un pomeriggio reso ancora più prezioso dall’aria natalizia. Come si legge sul sito dell’associazione, “durante il percorso potrebbero accadere incontri o fatti fortunatamente non programmati”. Ognuno dei partecipanti, infatti, può contribuire con poesie, canti e cunti arricchendo i tesori da custodire nella “scatola”. La partecipazione è gratuita e non occorre prenotare. Info 3395920051.

TAURISANO – Continua il viaggio nel Salento della “Scatola di latta” alla ricerca delle cose belle e preziose da custodire. C’è sempre un folto gruppo ad accogliere l’invito del “custode sociale” Gianluca Palma  che attraverso i social lancia i luoghi da visitare e i percorsi. Non si tratta soltanto di andare alla scoperta  dei paesi, soprattutto dei più piccoli e poco noti che hanno sempre qualcosa capace di destare meraviglia,  ma di raccogliere anche storie, leggende, esperienze importanti in tutti i campi. Domenica 3 dicembre sarà la volta di Taurisano la “patria nobilissima, quasi gemma nell’anello del mondo” del filosofo Giulio Cesare Vanini  che vi nacque nel 1585. A fare da guida sulle tracce del Vanini, a raccontarlo anche attraverso la casa natale, sarà il prof. Mario Carparelli, studioso del filosofo taurisanese, autore di saggi e animatore di numerosi incontri. Prima della passeggiata nel centro storico, è prevista la visita ad  una realtà agricola, la cooperativa sociale “Carry on “  per far conoscere la singolare esperienza di giovani che si sono misurati con un nuovo modo di intendere l’agricoltura, basato sulla partecipazione e  orientato verso la comunità. Questo il senso del progetto “Adotta un filare”: chi vuole può affittare un filare pagando un prezzo irrisorio e godere dei prodotti ricavati per un intero anno. Come dire prodotti a chilometro zero, a misura di famiglia. La cooperativa, inoltre, promuove il turismo sociale ed è parte attiva in numerose iniziative. Poi con la collaborazione della locale Pro loco, la visita nel bel centro storico del paese: la maestosa piazza, la chiesa della Madonna della Strada, i vicoli stretti, i laboratori artigianali tra il racconto di leggende e “storie eretiche”. Infine, dulcis in fundo, cena in una delle puteche più caratteristiche “Il melograno”. “Durante il percorso – dice Gianluca Palma –  potrebbero accadere incontri o fatti fortunatamente non programmati. L’itinerario è facile e si sviluppa lungo le vie del paese. Vi sarà solo un breve spostamento in auto dal Giardino “Carry on” (via Emile Namer) al centro storico (parcheggeremo in Piazza Unità d’Italia)”. Come al solito, scarpe comode e la disponibilità a raccontare e ad ascoltare racconti (Info 3395920051).

Cutrofiano – Chi ha detto che le ricette debbano seguire pedissequamente la tradizione e che i cuochi debbano essere “laureati”? Un pizzico di creatività, un ingrediente non previsto possono fare la differenza e un banchetto diventa “scumbenatu” così come le ricette offerte. Certamente più gustoso, colorato e divertente. Se ne può avere una prova sabato 2 dicembre, alle ore 19, presso la “Fratelli Colì”, in via della Ceramica 2, quando saranno presentate “Ricette Scumbenate”, 12 storie pop di cucina atipica salentina. Si tratta di un progetto della “Cooperativa 29nove” vincitore del bando regionale “InPuglia 365”, con il laboratorio di comunicazione “Big Sur”  e la collaborazione con Industria Servizi grafici Panico. Al centro 12 ricette illustrate e 12  racconti ispirati a personaggi reali, legati profondamente al Salento, non cuochi di professione ma per piacere.  Ecco i magnifici 12 con le rispettive ricette “scumbenate”:  Alessandra Caiulo (4 minchiareddhi in padella); Ada Martella (Palamita afrodisiaca); Biancarosa Perrone (Brodo della zia); Daniele Marsano (Fettuccine alchemiche); Gigi Mangia (Friseddha a occhi chiusi); Maria Pranzo (Calzoncelli mela cotogna e coriandolo cinese); Mylious Johnson (Puccia burger); Nico Maggi e Mario Cazzato (Polpette innamorate); Pierpaolo Lala (Pasta al forno come vuoi tu); Salvatore Agostinello (Ciceri e tria bucolici); Simona Toma (Piscialetta a muzzu); Torquato Parisi (Pancotto a memoria). Nella prefazione Don Pasta sottolinea l’importanza  della scelta delle pietanze  e  come  “ad ogni festa, religiosa o laica che sia, in un momento di amnesia collettiva, si dimentica l’obiettivo fondamentale, festeggiare un fatto, e ci si concentra sull’elemento sostanziale: il menù”. Oltre al libro di ricette, comprende la realizzazione  di un calendario, una mostra di immagini ed illustrazioni e una produzione di marchandising, una serie di eventi enogastronomici di ispirazione culinaria territoriale. Alla presentazione del singolare banchetto prenderanno parte Efrem Barrotta (curatore delle illustrazioni, Big Sur), Giorgia Salicandro (autrice dei testi; giornalista) e Gigi Mangia che ha raccontato una delle 12 ricette. Dialogheranno con la giornalista Bianca Chiriatti ed il dottore Alberto J. Vergine.

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VITIGLIANO. A Vitigliano il mese di dicembre, nei giorni 1-2-3,  si apre con la IV edizione della fiera di Sant’Eligio  che recupera tradizioni del passato con uno sguardo orientato allo sviluppo e alla promozione di quello che è il prodotto principe dell’agricoltura del paese: il pisello secco conosciuto come “Piseḍḍu Cuciulu”, facile da cucinare. La fiera è organizzata dal Circolo cittadino presieduto dal presidente Luigi Martella.  La manifestazione è patrocinata dalla Città di Santa Cesarea Terme, dall’Unione dei comuni della Costa Orientale e dall’Istituto Alberghiero A.Moro di Santa Cesarea Terme.

Il pomeriggio del 1° dicembre è dedicato a un convegno sul tema “Massari e Masserie – un viaggio nelle masserie rurali dell’antica Contea di Castro”: il prof. Filippo Giacomo Cerfeda, responsabile dell’archivio storico della diocesi di Otranto, presenterà il risultato di una sua ricerca e l’architetto  Ugo Maggio parlerà dell’archittura delle masserie e del loro ruolo come centri di produzione agricola.     

Sabato 2 dicembre in piazza Umberto I, dalle ore 17, avrà luogo  la sagra del Pisello secco di Vitigliano,  coltivato nelle campagne circostanti, riconosciuto dal Ministero delle Politiche agricole ed inserito nell’elenco regionale dei prodotti agroalimentari tradizionali. Si esibirà il gruppo di musica popolare salentina  “Carlo Canaglia Ensemble”. Protagonisti della sagra  saranno i produttori agricoli di legumi e  docenti e  alunni dell’Alberghiero, esperti nella preparazione di piatti tradizionali a base di legumi. Domenica mattina, alle 11, prevista la benedizione dei cavalli presso la cappella dell’Addolorata dove c’è un altare dedicato a Sant’Eligio che dà il nome alle fiera.

Sant’Eligio (588-660), patrono degli orafi (fu un abile cesellatore alla corte dei re merovingi in Francia); in seguito a un fatto prodigioso (aveva tagliato una zampa del cavallo per poterla ferrare meglio e poi la rimise a posto)  fu considerato protettore anche dei maniscalchi e dei sellai. Affreschi che lo raffigurano anche come vescovo di Noyon si trovano nella chiesa di Casaranello a Casarano, a Calimera, Muro, Tiggiano, Ruffano, Supersano, Nardò (chiesa del Carmine, navata sinistra). Nei paesi a tradizione agricola veniva ricordato come protettore  dei contadini e in particolare dei cavalli che nel giorno della festa venivano benedetti. Succedeva questo anche a Vitigliano, poi il rito fu abbandonato: ora la sagra riprende l’antica tradizione.

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VITIGLIANO (SANTA CESAREA TERME) – C’è qualcuno ancora che usa le scatole di latta per conservare lettere, fiori secchi, piccole bomboniere, tracce tangibili di ricordi e di storie che non si vogliono dimenticare? Probabilmente sì, anche se a volte si  ha pudore a confessarlo, come se custodire fosse una debolezza. E invece è una forza. Se qualcuno avesse dei dubbi chieda conferma  all’associazione  “La scatola di latta” che va alla ricerca di “segni” da custodire  in tutto il Salento ascoltando storie talvolta dimenticate e riproponendole  alle nuove generazioni. Il prossimo tesoro da tutelare si trova a Vitigliano dove per domenica 26 novembre l’associazione ha organizzato una escursione nella memoria. Sarà la Casa del Tabacco, in particolare  ad offrire spunti di riflessione, ma c’è tanto da scoprire e custodire sotto la guida del “custode sociale” Gianluca Palma, punto di riferimento a volte di gruppi molto numerosi (fino a un centinaio di persone). Domenica prossima, quindi, gli affezionati delle escursioni nei ricordi della “scatola di latta” si raduneranno a Vitigliano  alle 15.30 presso  “La gru”  il laboratorio  artigianale di Maria Rosaria e Annalisa, due ragazze  che dalla loro passione per l’artigianato artistico hanno creato un  marchio “Emozioni in libertà la gru”. Le loro creazioni originali daranno una anticipazione del clima natalizio. Poi si andrà a visitare il Museo degli orologi e  la Casa del tabacco, una vecchia manifattura di tabacco,  ora dimora storica,  Fu costruita a cavallo tra l’Ottocento e il primo Novecento e per parecchi anni ha ospitato la lavorazione del tabacco, per decenni lavoro e reddito per interi paesi agricoli.  Il percorso continuerà con la visita di un’azienda agricola dove c’è il presidio del pisello di Vitigliano, di una neviera (che i residenti chiamano “cisternale”) e infine del monumento dedicato a Carmelo Bene i cui genitori erano proprio di Vitigliano. La “Scatola di latta” continua a raccogliere memorie da custodire: sono più di 40 i paesi visitati. “Non esistono paesi in cui non c’è niente da vedere” dice Gianluca Palma  che si propone di far scoprire le risorse nascoste del Salento fuori dai soliti itinerari turistici. I prossimi appuntamenti tutti da raccontare saranno a Taurisano  (3 dicembre) e a Gallipoli (10 dicembre). Informazioni  su Facebook (https://www.facebook.com/apslascatoladilatta), scatoladilatta2014@gmail.com, cellulare 339/5920051.

MARITTINA (DISO) – Prende il via domenica 26 novembre la terza edizione della “Degustazione in Bottega”, promossa dai giovani volontari della “Bottega equo-solidale Marittima” della parrocchia San Vitale Martire. Come nelle passate edizioni, si potranno degustare gratuitamente, a lume di candela e con un sottofondo di musica,  alcuni prodotti del commercio equo-solidale, biologico e sociale. Sono sei gli appuntamenti di quest’anno, due in più delle passate edizioni. Tutte le degustazioni avranno luogo presso la sede della Bottega equo-solidale Marittima  nella sala “Don Puglisi” dalle 17 alle 21. Il primo appuntamento è per domenica 26 novembre in cui si potranno gustare tè, infusi e frollini, il 3 dicembre sarà la volta della cioccolata di Modica e rum, il 10 del caffè e caffè verde; alle soglie del Natale, il 17 dicembre, si potrà gustare il panettone artigianale, il 28  toccherà ai cereali e ai legumi deliziare i palati, infine il nuovo anno, il 3 gennaio, sarà salutato con tisane e frollini. Tra gli infusi che domenica si potranno degustare abbiamo quello di carcadè-lemongrass, di ananas, di camomilla, di rooibos frutti rossi e di rooibos arancia e cannella. Ampia la scelta tra i tè: nero mango e vaniglia, verde deteinato, nero limone e mango, darjeeling bianco, english breakfast. Tra i biscotti le biofrolle al cacao, quelle integrali e i biscotti al cacao e anacardi.

Non è la sola iniziativa che impegna i ragazzi della “Bottega”. A marzo scorso si sono tenuti dei seminari dedicati al commercio e al consumo sano e solidale, al ruolo e all’importanza del volontariato e alla necessità di contrastare la povertà. Tutte le iniziative hanno l’obiettivo di sensibilizzare a un consumo più responsabile e di diffondere la conoscenza del mercato alternativo e del commercio equo-solidale. Direttore dell’associazione è Antonio Casciaro, che si avvale della collaborazione di giovanissimi impegnati ed entusiasti: Francesco Casciaro, Giovanni Minonne, Matteo De Rinaldis, Clementina Nuzzo, Francesco Minonne, Fabiana Don Francesco, Riccardo Accogli, Giovanni Loredo.

CURSI – Terza tappa del “Viaggio del Nachiro”. Dopo Galatone e Presicce, sabato 25 e domenica 26 novembre toccherà a Cursi ospitare il ricco programma del progetto, tra i vincitori del bando regionale “InPuglia365-sapori e colori autunno”. Ideato e organizzato dalla Compagnia Salvatore Della Villa (informazioni al numero 327/9860420), si tratta  di  un viaggio alla scoperta dei frantoi salentini, con  visite guidate, performance, incontri con esperti e lezioni di cucina. La partecipazione alle varie attività è gratuita, ma è consigliata la prenotazione. Si incomincia sabato dalle 16 alle 19 nella cucina sociale di Palazzo De Donno  con la lezione del food blogger Alessandro Zezza e le farine speciali in omaggio al pane che è la cifra connotativa della cultura culinaria di Cursi. Ogni anno, infatti, in occasione della festa della Madonna dell’Abbondanza, la seconda domenica di luglio,  si tiene una sagra del pane molto partecipata che ricorda  la fine di un periodo di siccità (nel 1640) per intervento proprio della Vergine.  La lezione di cucina comprende anche la partecipazione di una massaia, la signora Vata, che mostrerà la preparazione delle “sagne torte”. Per domenica a partire dalle 9.30  è prevista la visita al centro storico di Cursi, con la guida della giornalista Anna Manuela Vincenti. Si percorrerà la “via della pietra” e  si scopriranno antichi forni. Alle 11.30 la visita continuerà al Frantoio e Palazzo De Donno Ecomuseo della pietra leccese; alle 12 una performance musicale con l’Ensemble Concentus, gruppo strumentale specializzato in musica antica fondato da Maurizio Ria, con “In Taberna” canti e scene di vita tra Medioevo e Rinascimento. Le musiche sono tratte da antichi codici rinvenuti in Italia, Francia, Spagna, Germania. Il viaggio del Nachiro (cioè il “nocchiero” della nave, il capo dei frantoiani che organizzava il lavoro degli uomini e degli animali nei frantoi nel periodo da novembre fino a Pasqua) continuerà nei prossimi fine settimana di dicembre ((2-3, 9-10, 16-17, 23-24), e si fermerà a Castrì di Lecce e Spongano.

Elisa Mele

Cursi – “Salento Faber”, l’associazione di Cursi guidata da Elisa Mele,  attiva sul territorio da cinque anni con iniziative in ambito sociale e ambientale, domani mattina varcherà il Canale d’Otranto e raggiungerà l’Albania e il Kosovo.  Si realizza così, per il secondo anno consecutivo, il progetto di solidarietà “Nota il Mondo” che allarga lo sguardo al di là del Salento e guarda al disagio e alle necessità di bambini meno fortunati.  Per tre giorni una delegazione di medici si sposterà in Albania e  presterà visite mediche gratuite ai bambini. Non solo: la delegazione formata dal cardiologo Gabriele De Masi De Luca, l’infermiere Gabriele Sperti, l’odontoiatra Federica Portaluri, il professore di religione Filippo Gervasi e dalla presidente della “Salento Faber” Elisa Mele, consegnerà ai bambini albanesi giocattoli e beni di prima necessità donati da numerose famiglie salentine. La prima tappa (tutta la giornata di venerdì 24) sarà  Rreshen, la seconda (sabato 25) Pristina; domenica 26 il ritorno in Puglia.  Numerosi i sostenitori del progetto tra cui: Fratres e Fit Walking di Carpignano, Aisla Lecce, Pro loco Surbo, sezione Marina Militare San Vito Taranto, hotel Ghalà di Galatone. Il progetto “Nota il Mondo” è condiviso da molti sostenitori e potrebbe essere potenziato a breve  da un sostegno davvero prestigioso:  la “Salento Faber” qualche tempo fa aveva scritto una lettera al Capo di Stato maggiore della Marina militare per chiedere una nave per portare aiuti in Albania.Ora è arrivata la risposta e sembra che la richiesta venga considerata con interesse. Forse una nave “usualmente da guerra” potrebbe diventare veicolo di solidarietà e di condivisione.

MAGLIE – Cambiare stile di vita e provare gusto: sembra uno slogan, ma è il contenuto di un progetto proposto dal Centro italiano femminile (Cif) di Maglie che sarà presentato domenica 19 novembre alle 17.30 nell’aula magna del Liceo “Capece”. Il titolo dell’iniziativa è “Cambio Stile (e ci provo Gusto) – Lo stile di vita interviene nella prevenzione dei tumori” e si pone in continuità con i precedenti interventi già promossi per la diffondere la cultura della prevenzione. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, quattro malattie croniche (i tumori, le malattie cardiovascolari, le malattie respiratorie ed il diabete) sono responsabili dell’80% di tutti i decessi dovuti a malattia. La ricerca scientifica ha messo chiaramente in evidenza ciò che il buon senso suggerisce: esiste un legame fondamentale tra lo stile di vita e le malattie croniche. Si stima, ad esempio, che circa un terzo dei tumori più comuni possa essere prevenuto attraverso la dieta, mantenendo un peso-forma normale e praticando regolare esercizio fisico. Di conseguenza, modificare i comportamenti legati all’alimentazione e all’attività fisica può rappresentare un fattore determinante per prevenire e controllare le principali malattie croniche e, in particolare, l’insorgenza dei tumori. Da queste considerazioni nasce la volontà del Cif di stimolare piccoli cambiamenti nelle abitudini quotidiane legate all’alimentazione e alla pratica di attività motorie che contribuiscano al benessere psico-fisico e alla prevenzione delle malattie. Si parte, quindi, dall’informazione e dalla proposta di buone prassi.

La scaletta dell’incontro di domenica prevede la presentazione del progetto da parte di Maria Rita De Giorgio, del direttivo Cif, che ha promosso e che coordina l’iniziativa; seguiranno gli interventi di Elisabetta De Matteis, oncologa Asl Lecce, su “Salute è mangiare sano: raccomandazione WCRF”; di Ilaria Mancarella, radiologa senologa Asl Brindisi su “Salute è muoversi: liberare il corpo per sentirsi bene”; di Laura Manzo, nutrizionista “Praticamente sano: le ricette della nutrizionista”. Il progetto comprende un percorso di interventi/apprendimento pratico che saranno realizzati nel corso dell’anno: Show-cooking di nutrizione culinaria, a cura della dott.ssa Laura Manzo, presso “Corte Campanile”: attività ludico-sportive in collaborazione con associazioni/scuole interessate ad organizzare delle attività semplici, pensate per chi normalmente non pratica alcuno sport; prevista la collaborazione di Podistica Magliese, Scuola di Balletto della maestra Caterina Caprioglio, Fiab Maglie Il Ciclone onlus, la maestra di yoga Carla Nataloni. Il progetto ha il patrocinio del Comune di Maglie, Asl Lecce, Fidapa sezione Terra d’Otranto, Fondazione Capece, Proloco Unpli Maglie e Liceo Capece (informazioni al numero 327/2832177; email: cambiostilecif@gmail.com)

MURO LECCESE. Si terranno domani pomeriggio alle 15 nella chiesa dell’Annunziata, in piazza del Popolo, partendo dal Palazzo del Principe, dove è stata allestita la camera ardente, i funerali di Totò Negro, l’assessore regionale al  Welfare, Benessere sociale e Pari opportunità, spentosi a 64 anni dopo una malattia affrontata con coraggio. Anche se molto provato, ha continuato a portare avanti il suo impegno di assessore con la serena disponibilità che è stata la cifra distintiva del suo operato. Impegno,  generosità verso gli altri, in particolare gli ultimi,  e mitezza sono le qualità che oggi gli vengono riconosciute nelle numerose attestazioni di cordoglio da tutti i partiti  e da quanti lo hanno conosciuto.

Per il presidente regionale Michele Emiliano, Negro era “un uomo mite, onesto, generoso e competente, protagonista di tante battaglie a difesa della Puglia e dei pugliesi. Un compagno di lavoro straordinario, che ti entusiasmava. Soprattutto, aveva una sensibilità che gli consentiva di comprendere da Assessore al Welfare anche le situazioni più complicate”. “Umiltà e gentilezza” evidenziate anche nel ricordo dell’on. Salvatore Capone. Ancora accento sulle doti umane nell’attestazione di cordoglio del gruppo regionale Pd  che sottolinea “il sorriso e la disponibilità con i quali affrontava ogni situazione, ma soprattutto l’impegno e la serietà che metteva nella sua attività politica e professionale”. Nel ricordo dell’onorevole Teresa Bellanova: “Un politico equilibrato, sobrio, capace di equilibrio pur nella distanza delle posizioni politiche”.

Non solo spiccate qualità umane, ma anche competenza politica come sottolineato da Ernesto Abaterusso, capogruppo Art.1 Mdp: “Con lui la Puglia perde oggi un assessore valido, un uomo di spiccata intelligenza, una figura di politico e amministratore appassionato che ha sempre messo al servizio del territorio e dei cittadini il suo impegno e le sue competenze” . Il suo nome resterà legato all’ istituzione del  Reddito di dignità che porta il suo nome come ricordano i consiglieri regionale della Puglia con Emiliano, Paolo Pellegrino, Alfonso Pisicchio e  Giuseppe Turco: “Con la scomparsa di Totò Negro la Puglia da oggi perde un uomo esemplare, un uomo dalle comprovate virtù professionali e politiche, ma soprattutto il padre di una legge indimenticabile come il Reddito di dignità che, da oggi, porterà il suo nome”. Piero Rossi, il garante dei detenuti ricorda dell’assessore Negro  “ la particolare sensibilità dell’uomo e la grande capacità empatica di entrare in relazione sia col personale penitenziario che coi detenuti, per le vicende dei quali mostrava sincero interesse”. L’associazione Pronto soccorso dei poveri sottolinea l’ impegno   “sempre in prima linea per aiutare le famiglie in difficoltà anche contribuendo personalmente a pagare le bollette. Per questo, il Consiglio direttivo dell’associazione delibererà per cambiare il suo nome: d’ora in poi  l’associazione si chiamerà “Pronto Soccorso dei Poveri – Salvatore Negro”.

C’è chi ricorda l’impegno di Negro negli anni in cui ricoprì il ruolo di sindaco nel suo paese Muro Leccese. In un post il prof . Paul Arhur  scrive: “Come Sindaco è stato artefice di aver portato Muro Leccese alla ribalta, facendolo diventare uno dei paesi più importanti della Terra d’Otranto per la cultura, per la storia, per l’archeologia, e non solo. E’ stato anche un grande amico. Spero che tutti si ricorderanno di quello che hai fatto”.

GALATONE – Galatone, Nardò, Gallipoli e Lecce si apprestano a celebrare il V centenario della morte di Antonio De Ferrariis che dal nome della sua città natale prese il nome di Galateo. Proprio a Galatone,  mercoledì 15 novembre alle ore 9 al Marchesale,  la prima tappa del convegno “Antonio Galateo, dalla Iapigia all’Europa”, organizzato dall’Università del Salento con il sostegno del Consorzio universitario interprovinciale salentino e con il patrocinio di Regione, Provincia e delle Amministrazioni delle città in cui egli visse e che ora ospiteranno l’evento. Tra gli illustri relatori chiamati il 15 a Galatone anche il cardinale galateo Fernando Filoni. Nel pomeriggio il convegno “itinerante” sarà sempre al Marchesale (dalle 15,30) con il tema “Tra umanesimo e letteratura”. Giovedì 16 alle 9.30 presso Masseria Fulcignano il tema sarà “La ragione delle lettere” mentre alle 15.30 ci si sposta a Nardò, alle 15.30 presso il Chiostro dei carmelitani, per “Tra etica e morale”. Venerdì 17 doppio appuntamento a Gallipoli, sempre a Palazzo Grumesi: alle 9.30 “Il profilo dello scienziato” ed alle 15.30 “La corte Aragonese” i due temi trattati. Chiusura sabato 19 al museo Castromediano di Lecce con “Interpretazione e fortuna”. Gli incontri, alla presenza di docenti di Università italiane e straniere, permetteranno di fare il punto sugli studi finora realizzati sull’illustre umanista e di proporre la sua figura alle nuove generazioni. Per questo sono coinvolte associazioni culturali come l’Unitre di Galatone, il Caffè Letterario di Nardò, il Rotary Club Galatina, Maglie e Terra d’Otranto e alcune scuole: l’Iiss “E. Medi” di Galatone, il “Q. Ennio” e il  “ Vespucci” di Gallipoli e il classico “Palmieri” di Lecce.

Le celebrazioni dell’“Anno Galateano”, volute dall’Amministrazione uscente (guidata da Livio Nisi) e dall’assessore Sondra Dall’Oco,  si erano aperte  il 2 marzo scorso. In un comunicato, l’ex sindaco (ora all’opposizione) sottolinea  l’importanza dell’iniziativa: «Abbiamo voluto che Galatone ritrovasse l’orgoglio di aver dato i natali a un figlio così illustre – scrive –  ma,  al tempo stesso, dare uno stimolo ai giovani affinché amino lo studio e coltivino la loro cultura». Un altro aspetto è legato allo sviluppo economico della città con “Galatone Città del Galateo” presente alla Bit con i sette prodotti color del croco indicati da De Ferrariis come le eccellenze del territorio: miele, formaggio, fichi secchi, uva passa, olio, vino e croco (la pianta dello zafferano). Per questo, insieme al laboratorio rurale “Luna” mercoledì 15 alle 19, presso il Chiostro dei Domenicani ci sarà la degustazione di piatti a base di zafferano preparati dai ristoratori galatonesi con la partecipazione di produttori locali.

Il Galateo nacque nel 1448 e morì a Lecce a novembre  del 1517, dopo aver trascorso molti anni a Napoli (fu membro dell’Accademia Pontaniana)  e aver ricoperto ruoli importanti nella corte degli Aragonesi.  Soggiornò a Roma dove godette dell’amicizia del cardinale Giovanni dei Medici, il futuro Papa Leone X, a Bari divenne medico di famiglia della duchessa Isabella D’Aragona, a Gallipoli accettò il posto di medico. Fu filosofo, medico, grecista, unanimemente riconosciuto come insigne umanista. Scrisse in latino numerose opere oggetto di studio da appassionati cultori di tutto il mondo. Conobbe bene il Salento che annotò nel “De situ Japigiae”.

GALLIPOLI – La musica popolare come veicolo per conoscere meglio le tradizioni e  la cultura del proprio territorio. Sensibilizzare le giovani generazioni sull’importanza di canti e suoni che sono intrecciati alla cultura delle comunità di appartenenza è l’obiettivo del  concorso “Adotta un canto, scopri una tradizione” proposto nelle scuole di Puglia,  Abruzzo, Basilicata, Campania e Umbria dall’associazione culturale Altrosud d’intesa con la Direzione generale per lo spettacolo del Mibact (il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) ed il contributo della casa editrice Squilibri. Il progetto si basa sul patrimonio documentario raccolto nella “Rete degli archivi sonori” che rappresenta la più ampia raccolta di materiali sonori, audiovisivi e fotografici sulle musiche di tradizione orale, dagli anni Cinquanta del secolo scorso fino ai nostri giorni. La Puglia dispone di un patrimonio sonoro di tutto rispetto, rappresentativo della storia della musica popolare, ora anche ben tutelato: a  marzo del 2009, infatti,  fu inaugurato presso la Biblioteca nazionale di Bari l’Archivio sonoro della Puglia che comprende 1500 registrazioni e numerosi materiali suddivisi per area geografica (Salento, Puglia centrale e Capitanata).

Gli studenti delle scuole superiori  che intendono partecipare al concorso, entro il 7 dicembre devono scrivere una recensione sul volume scelto che sarà inviato gratuitamente alla loro scuola. Possono scegliere tra  il testo di  Maurizio Agamennone “Musiche tradizionali del Salento. Le registrazioni di Diego Carpitella (1959-60)”  e quello di  Riccardo Cucciolla, Matteo Salvatore “A sud. Il racconto del grande silenzio”. La recensione (lunga massimo due cartelle di 1.800 battute), può essere individuale o collettiva.  Ai tre elaborati più significativi sarà assegnato un premio, rispettivamente, di 1.000, 750 e 500 euro. Per gli studenti salentini è di particolare importanza Il testo di Agamennone  (professore di Etnomusicologia presso l’Università di Firenze)  che riporta i risultati della ricerca sul campo condotta nel 1954 da Alan Lomax e Diego Carpitella. Vi troveranno le lamentazioni funebri  delle prefiche di Martano e Galatone, il repertorio di canti raccolto a Gallipoli,  la pizzica di Galatone, tutte testimonianze sonore originali non ancora contaminate.

Elisa Mele

MAGLIE. Il novembre della “Salento Faber”, associazione culturale con sede a Cursi, si è aperto domenica scorsa con la scoperta della “Via del sale” da Corsano fino al mare lungo antichi tratturi percorsi dagli uomini che alcuni decenni fa raccoglievano nei sacchi il sale che si depositava tra gli scogli e lo portavano in paese.  Domenica prossima, 12 novembre, con partenza da Maglie si percorreranno  i “Tratturi di olio”. Si tratta di sei chilometri agevoli da percorrere lungo la via dell’olio che da Maglie arrivava a Gallipoli. Visita  a Maglie della bella chiesa di S. Maria della Scala, conosciuta come chiesa dell’Ospedale, e sosta sulla strada nella chiesetta di San Donato che aspetta di essere restaurata. Alle 10 spazio al laboratorio”Olio: gusto e bellezza”.Venerdì 17, alle ore 20, via al corso “Dall’orto alla tavola” con degustazione presso “La Cupa”, azienda agricola di Scorrano. Un esperto introdurrà i partecipanti alla conoscenza di quanto la campagna produce spontaneamente (erbe selvatiche, le cosiddette fojie mmische) e dei prodotti dell’orto.  Il 19 novembre alle ore 10  si terrà un convegno con degustazione e visita guidata presso la Tenuta Palma, azienda agricola sulla Cursi-Bagnolo. Domenica 26, infine, dalle 9 alle 11, prevista  attività sportiva presso la piscina Fimco di Maglie. Come si vede dal programma, la scoperta di posti suggestivi e poco conosciuti del territorio va di pari passo con la valorizzazione dei prodotti agricoli salentini e delle aziende dedicate.

“Salento Faber” opera da qualche anno sul territorio promuovendo iniziative rivolte in modo particolare ai bambini e alle famiglie (campus estivi per bambini e ragazzi), trekking mirato alla conoscenza del Salento, convegni e corsi per l’approfondimento di temi ambientali legati al benessere psicofisico. Numerosi gli esperti  impegnati nelle varie manifestazioni. Presidente è l’ingegnere Elisa Mele.


CUTRIFIANO. Dal 12 novembre al 7 gennaio fa tappa a Cutrofiano la mostra nazionale “Grand tour- Alla scoperta della ceramica classica italiana” organizzata dall’Associazione italiana città della ceramica (“Aicc”), fondata nel 1999 con sede a Faenza. L’esposizione è ospitata nel centro storico nella Congrega dell’Immacolata, chiesa eretta nel XVIII secolo che custodisce le tele di Saverio Lillo e della figlia Maria Rachele. Nella mostra, che inaugurata domenica 12 novembre alle 12 dall’assessore regionale all’Industria turistica e culturale Loredana Capone, saranno esposti manufatti provenienti dalle 37 città aderenti all’Aicc. Attraverso le ceramiche si snoderà un vero e proprio percorso dall’età arcaica fino ai nostri giorni. La selezione degli oggetti è curata da Jean Blanchaert, Viola Emaldi e Anty Pansera, con il coordinamento di Giuseppe Olmeti. Nella rassegna ci saranno manufatti dei ceramisti cutrofianesi che vantano un’antichissima tradizione che difendono con numerose iniziative (quest’anno, ad agosto, si è tenuta la 45^ edizione della Mostra mercato della ceramica artigianale; il Museo comunale della ceramica è ricco di testimonianze).
Si tratta di una mostra prestigiosa, naturale la soddisfazione del sindaco Oriele Rolli e dell’assessore alle Attività produttive Tommaso Campa: «Questa ennesima iniziativa- sottolineano – conferma il nostro impegno concreto per la nostra comunità, attraverso le diverse attività promozionali a favore del territorio e delle sue peculiarità. Esprimiamo un vivo ringraziamo all’Aicc, a don Mirko Lagna per la concessione della chiesa, all’architetto Carlotta Ligori, che ha curato l’allestimento della location, nonché all’associazione “Ceramica artigianale del Salento” e alla Pro loco, per il fondamentale supporto nelle attività di organizzazione e di informazione». La mostra resterà aperta nel mese di novembre e fino alla festa dell’Immacolata (8 dicembre), ogni sabato e domenica, dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 20. Nei giorni feriali si potranno concordare visite su appuntamento per scolaresche o gruppi organizzati. Dall’8 dicembre al 7 gennaio, invece, l’esposizione resterà aperta tutti i giorni dalle 16 alle 20 e nei weekend anche di mattina, dalle 9 al 12.

Galatone – Dal prossimo week-end,11-12 novembre e per i successivi, fino a quello del 23-24 dicembre, si snoderà per cinque paesi, Castrì, Cursi, Galatone, Presicce e Spongano, il “Viaggio del nachiro”alla scoperta dei frantoi (trappiti) e dei centri storici dove si trovano. Il nachiro (nocchiero)  era il personaggio chiave di tutto il lavoro che senza soste si svolgeva nei frantoi nel periodo che iniziava dopo la festa di Tutti i Santi e poteva finire anche oltre la Pasqua. Un impegno che non ammetteva interruzione: nachiro e trappitari  rimanevano sottoterra per turni massacranti.  C’è quindi un Salento sotterraneo che solo negli ultimi anni è stato riscoperto; i trappeti, restaurati e resi visitabili dopo anni di abbandono, costituiscono il ricordo di  un lavoro durissimo su cui si fondava l’economia salentina  legata alla produzione dell’olio. La maggior parte dei trappeti era  in grotta, scavati nella roccia. Fino alla metà dell’Ottocento erano tantissimi:  9 ad Acquarica del Capo, 5 ad Alliste, 12 a Calimera, 13 a Carpignano, 27 a Casarano, 15 a Copertino, 3 a Felline, 30 a Gallipoli , 25 a Galatone, 19 a Martano, 7 a Melissano, 15 a Minervino, 23 a Presicce 23, 8 a Racale, 23 a Ruffano, 18 a Salve, 25 a Tricase, 20 a Vernole. Poi c’erano quelli all’interno dei castelli e dei palazzi, come quello di Galatone che si trova all’interno del Palazzo Marchesale.

Sarà proprio Galatone  la prima tappa del percorso di questo singolare viaggio: si inizia  sabato 11 novembre dalle 16 alle 19 nel Palazzo Marchesale  con la prima lezione di cucina condotta dal food blogger Alessandro Zezza che creerà un menù autunnale con pane di farina di riso venere, pasta di grano saraceno e zucca, crepes di castagne. Domenica 12, a partire dalle ore  9.30 si visiterà il centro storico della città,  (incontro in piazza SS. Crocefisso), il frantoio del Palazzo Marchesale con l’architetto. Giuseppe Resta e l’agronomo Michele Sabato. Per finire “Crocus” racconti in giallo.(Info e prenotazioni:  Compagnia Salvatore Della Villa 327.9860420.

Il percorso, che fa parte del Programma regionale “In Puglia 365 Autunno”, continuerà nei successivi weekend sempre con il medesimo schema: il sabato sarà dedicato alla realizzazione di prodotti gastronomici autunnali (lezione di cucina con il food  blogger Alessandro Zezza), la domeniva visite guidate nei borghi e nei frantoi con architetti e agronomi che ne spiegheranno il funzionamento. Ogni incontro si concluderà con una performance teatrale/musicale che  porterà alla scoperta di storie di cibo e di cucina tra gastronomia e letteratura. Tra gli artisti e le Compagnie ospiti: Enza Curto e la compagnia Duende Teatrodanza, Gianluigi Antonaci, Francesco Scarcella, Antonio Papa, Anna Sabato, Rossella De Benedetto, Massimiliano Manieri, Dario De Leo e la compagnia ArteDanza.

 

 

Nardò – La migliore difesa è la prevenzione, principio che vale in tutti i campi  soprattutto quando è in gioco la formazione e la crescita umana e culturale delle giovani e giovanissime generazioni.  A parlare  di rispetto, di pari opportunità, di educazione alla non violenza si incomincia dalla scuola primaria, naturalmente con strumenti e linguaggi che possono essere compresi e assimilati a quell’età. E i risultati sono soddisfacenti come si evince dal report del progetto della Rete dei Centri antiviolenza – Comunità San Francesco, realizzato dall’Ambito sociale di Nardò e presentato nei giorni scorsi alla presenza del’assessore alle Politiche sociali Maria Grazia Sodero.

“Facciamo la differenza”: interessati 2.709 ragazzi.  Il progetto di prevenzione primaria si chiama “Facciamo la differenza-Percorsi di prevenzione alla violenza di genere” ed è stato finanziato dalla Regione Puglia. Nell’iniziativa sono stati coinvolti, oltre l’Ambito sociale di Nardò (promotore) anche quelli di Casarano, Gallipoli, Gagliano, Martano e Maglie. Complessivamente sono stati interessati 27 istituti comprensivi, 2.709 alunni, 476 tra genitori e docenti. L’équipe professionale ha visto operare cinque psicologhe (Cristiana Baldassarre, Alessandra Bisanti, Liliana De Maria, Chiara Galiotta, Federica Palumbo), due pedagogiste (Isabella Bruno, Marzia Fuso),  e un’assistente sociale (Anna Moschettini).  Per l’Ambito di Casarano sono stati coinvolti gli istituti comprensivi “Vanini” di Taurisano, Parabita, Matino e 2° Polo di Casarano; per l’Ambito di Gallipoli i Comprensivi di Tuglie, Melissano e il 3° Polo di Gallipoli;  per quello di Gagliano i Comprensivi di Salve, Presicce-Acquarica, Corsano-Tiggiano,Gagliano, Specchia; per quello di Nardò il Comprensivo “Ingusci” di Nardò, il 1° e il 2° Polo di Galatone, i  due comprensivi di Copertino,  1° Polo  e il “Geremia Re” di Leverano,  il Comprensivo di Porto Cesareo; per l’Ambito di Martano gli Istituti comprensivi di Calimera, Vernole-Castrì, Zollino; per quello di Maglie i Comprensivi di Scorrano, Corigliano-Castrignano-Melpignano, 1° circolo di Maglie, il Comprensivo di Otranto-Giurdignano.  L’obiettivo principale del progetto  “sollecitare e promuovere la cultura della valorizzazione delle differenze, della parità tra i generi e il diritto alle pari opportunità di sviluppo”  per superare gli stereotipi, i pregiudizi e le forme di discriminazione legate al genere, ha visto  la realizzazione di tre laboratori che hanno coinvolto  gli studenti della scuola primaria (IV e V classe), della scuola secondaria (biennio),  dei genitori e docenti.

Laboratori per i giovani, incontri con gli adulti: qualche pregiudizio in meno. Quelli rivolti ai ragazzi sono stati  tenuti in orario scolastico (otto incontri per laboratorio), quello rivolto ai genitori si è articolato in quattro incontri in orario extrascolastico. Sono state affrontate tematiche all’ordine del giorno nelle scuole e sempre più spesso nelle cronache giornalistiche: bullismo, scherzo, violenza, atti vandalici, mobbing e cyberbullismo. Vari gli strumenti operativi e adatti all’età dei ragazzi: illustrazioni e immagini stimolo, role playing, questionari. Si è partiti dal riconoscimento degli stereotipi che caratterizzano  la definizione dei ruoli degli uomini e delle donne e dalla conoscenza delle varie forme di violenza. Nella somministrazione di un primo questionario è venuta  fuori netta la distinzione, per esempio, dei giochi adatti ai bambini e quelli propri delle bambine, o dei mestieri “da uomini” e quelli “da donne”. Radicati ancora i pregiudizi diventati luoghi comuni: le femmine non giocano a calcio, la mamma cucina il papà no, i maschi non possono fare l’estetista, il pompiere e il poliziotto sono lavori da maschio, le femmine possono fare le commesse.  Dopo il lavoro nei laboratori, però, la somministrazione del medesimo questionario ha evidenziato che qualche certezza nei modelli precostituiti era venuta meno, che qualche dubbio aveva cominciato a minare convinzioni salde nel tempo.   

Risultati positivi, ma tabù sociali e culturali ancora da rompere. Complessivamente positivi i risultati dell’esperienza anche se, come viene sottolineato nelle conclusioni “alcuni temi come stereotipi, disparità di genere e violenza risultano ancora molto lontani dall’essere affrontati, costituendo spesso un tabù sociale e culturale difficile da rompere o modificare”. Alto il gradimento dei laboratori: la percentuale del primo tocca il 94%, quella del secondo il 98,41%. “Docenti e genitori – si legge nel report –  hanno espresso apprezzamento per l’arricchimento esperienziale delle tematiche trattate”,  ma si aggiunge subito dopo che  “ la bassissima partecipazione sia di docenti che di genitori non ha consentito, però, quella alleanza educativa garante della continuità tra il lavoro svolto in classe con gli studenti e le famiglie”.

I  punti deboli: docenti e genitori “astenuti” su temi delicati. Questo il punto debole  che si scopre scorrendo i dati del terzo laboratorio che ha interessato docenti e genitori. Vi hanno partecipato davvero in pochi. Nella eleborazione dei dati, infatti, non sono considerate distinte le categorie dei genitori e del docenti, data l’esiguità del numero (sei i docenti). Al questionario sulle immagini mentali e stereotipi hanno risposto in 26. In 54 hanno partecipato a quello su “Prepotenza, comportamento aggressivo” ma nelle domande che “scavano” per riflettere su prepotenze fatte o subite ai ragazzi la percentuale degli astenuti tocca punte altissime fino all’87%.

Alleanza tra scuola e famiglia: traguardo lontano. Uno degli obiettivi da raggiungere era”stimolare relazioni e comunicazioni funzionali tra genitori-figli e docenti-alunni, a partire dall’alleanza educativa tra scuola e famiglia”. Dall’analisi dei dati sembra proprio che questa alleanza sia ancora lontana.

MAGLIE. Si sono tenuti questo pomeriggio, nella chiesa dell’Immacolata, i funerali di don Franco Pedio. La notizia della morte si era diffusa rapidamente nella serata di ieri, passata attraverso i social che hanno registrato commozione e dolore per la perdita di un parroco “storico” che ha attraversato da protagonista discreto l’ultimo cinquantennio della storia della città. La chiesa, che è abbastanza grande, non è riuscita a contenere la folla che è accorsa per rendere l’ultimo omaggio a don Franco. Sentimenti di gratitudine sono stati espressi nell’omelia del Vescovo, mons. Donato Negro, che ha presieduto la concelebrazione eucaristica a cui hanno partecipato i  parroci delle tre parrocchie e numerosi sacerdoti della diocesi otrantina. Il Vescovo ha sottolineato più volte le doti principali di don Franco: la speranza, l’accoglienza, la socievolezza, la sobrietà, la cura continua per i suoi parrocchiani. Il suo apostolato ha varcato i confini della città  e don Franco è diventato “un punto di riferimento per tutta la diocesi”. Il ricordo di Mauro Romano, i manifesti di cordoglio, appoggiati sulla facciata della chiesa, hanno “parlato” del suo impegno in parrocchia, associazioni, movimenti ecclesiali.

Originario di Muro Leccese, dove era stato ordinato sacerdote,  nel 1959 era arrivato a Maglie come viceparroco della chiesa Madre. Assistente dei giovani di Azione cattolica, in particolare del Movimento studenti,  si era distinto subito non solo per l’impegno apostolico, ma anche per la semplicità e l’immediatezza del linguaggio che lo faceva entrare subito in comunicazione con tutti. Nel 1973 fu nominato parroco della nuova parrocchia dell’Immacolata, quando ancora la chiesa era in costruzione e la messa e le funzioni religiose venivano celebrate in un appartamento del quartiere. Per anni si è dedicato alla cura della parrocchia “crescendo” intere generazioni. Compiuti i 75 anni, dieci anni fa, aveva lasciato la parrocchia ma ha continuato a svolgere il suo ministero presso la chiesa dell’Addolorata anche come assistente spirituale della confraternita omonima. A luglio  dello scorso anno, circondato da vecchi e nuovi amici, aveva festeggiato 60 anni di sacerdozio. Ha svolto fino alla fine, nonostante il suo fragile stato di salute,  il  ruolo di cancelliere presso la curia arcivescovile di Otranto.

OTRANTO. Per un mese, da domani fino al 3 dicembre, la cattedrale di Otranto sarà chiusa ai fedeli  e ai visitatori per lavori che sono diventati improcrastinabili. Urgenti alcuni interventi di miglioria statica delle navate laterali, già da mesi transennate, e una disinfestazione della struttura lignea delle capriate e delle travi. La presenza di tarli e di funghi, infatti, senza un immediato intervento, renderebbe il legno spugnoso e  più fragile, privo di consistenza.  Per il momento le celebrazioni liturgiche si svolgeranno nella cripta con ingresso da via Basilica.

Per un mese, quindi, i turisti che continuano ad arrivare a Otranto, complice un autunno che riprende luce e colori dell’estate, dovranno “accontentarsi” di ammirare la facciata e la cripta della cattedrale. Devono rimandare la visione del pavimento musivo, di “quell’albero della vita” che ha fatto discutere studiosi di tutto il mondo, e, alzando in alto gli occhi, del soffitto della navata centrale, bellissimo con i cassettoni in legno dorato su fondi bianco e nero. Fu l’arcivescovo Francesco Maria De Aste che nel 1693 fece ricoprire la navata centrale e il presbiterio con l’attuale soffitto a cassonetti in stile moresco, fece abbattere l’iconostasi e costruì l’arco trionfale.

La cattedrale, dedicata alla Vergine Annunziata, fu costruita  dal 1080 al 1088, su insediamenti messapico, romano e paleocristiano e romanici. Fu dichiarata Monumento nazionale nel 1870 ed elevata a Basilica minore il 12 luglio 1945.

POGGIARDO – La poesia, la musica, l’arte, espressioni di vita e di bellezza, il 1° novembre, festa di Tutti i Santi e vigilia del giorno dedicato alla commemorazione dei morti, diventeranno un “Omaggio ai defunti”, manifestazione organizzata dall’associazione culturale “Orizzonte” con il patrocinio del Comune di Poggiardo. Alle 16, nella Villa del Monumento ai Caduti sarà reso omaggio a chi non c’è più. Dal ricordo individuale si passa alla memoria e alla riflessione collettiva. Lo sottolinea Paolo Rausa,  presidente dell’associazione “Orizzonte”: «Come accade in molte città italiane ed europee, la giornata dedicata al culto dei defunti è ricordata come momento collettivo, come ricordo che passa dal dolore individuale e familiare, che comunque rimane, a momento che coinvolge la cittadinanza». 

Accanto alla rituale visita ai cimiteri, che si estende a tutta la settimana intorno al 2 novembre e che viene per questo definita “settimana dei morti”, si pone questa iniziativa che si segnala per la sua ampiezza e profondità. Sono previste letture che riportano l’attenzione al tema della morte e della memoria passate attraverso il filtro dell’arte con l’ottica sia cattolica e consolatoria sia laica ed eroica. Saranno letti passi del poema di Lara Savoia “I versi della polvere”, dedicato al terremoto dell’Aquila il 6 aprile 2009 con riferimenti all’Apocalisse di Giovanni, stralci del “Paradiso perduto” di Milton e della “Terra desolata” di Eliot,  brani delle liriche sul tema di autori famosi della letteratura italiana come  ‘I sepolcri’ di Foscolo e di quella inglese come “Ode su un’urna greca”’ di  John Keats, e ancora il lamento dei troiani sul corpo di Ettore dall’Iliade di Omero. Gli Inni sacri della tradizione cristiana saranno cantati da Lucia Minutello e musicati da Pasquale Quaranta. Le coreografie, che richiamano aspetti della vita e del ricordo, saranno eseguite dalla Scuola Kalimba Studio Dance di Carmen Quaranta. Le letture sono a cura degli attori della compagnia “Ora in Scena!”: Michele Bovino, Florinda Caroppo, Giuliana Paciolla, Alberto Bene, Lara Savoia e Paolo Rausa che ha ideato e diretto l’intera manifestazione (informazioni sul sito www.orainscena.it – telefono 334/ 3774168).

SANTA CESAREA TERME –  Si è chiuso nei giorni scorsi, con la sentenza di primo grado emessa dal giudice monocratico Pasquale Sansonetti,  il processo sui presunti abusi edilizi nella baia di Porto Miggiano a Santa Cesarea Terme. Per il Tribunale di Lecce, quindi,  la zona che doveva essere messa in sicurezza con tre  milioni di fondi pubblici è stata invece violata e deturpata nonostante i vincoli paesaggistici. Dieci mesi per il geometra Salvatore Bleve, dirigente comunale dei Lavori pubblici, per Daniele Serio, direttore dei lavori e per  Francesco Leo e Antonio De Fazio, autori del progetto; otto mesi per l’architetto Francesca Pisano; sette per Maria Grazia Doriano, amministratore unico della società che ha eseguito i lavori. Per  tutti sospensione della pena e la non menzione della condanna subordinata al ripristino dello stato dei luoghi entro 180 giorni dalla sentenza. Assolti Giovanni Bosco, Mario Rotolo progettisti, l’ex sindaco di Santa Cesarea Daniele Cretì e Luigi Stanca. funzionario regionale. Nella sentenza anche il dissequestro della zona e la restituzione al Comune per la messa in sicurezza; è stato riconosciuto, inoltre,  il risarcimento delle parti civili costituite nel processo: il Ministero dell’Ambiente (100mila euro) e l’associazione politico-culturale “Biblioteca di Sarajevo” di Maglie (20mila euro) da liquidarsi in separato giudizio civile.

La baia di porto Miggiano, una delle più suggestive del Salento, era stata sequestrata nel marzo del 2013. Gli agenti della Forestale avevano posto i sigilli all’intera area e la Capitaneria di porto aveva inibito la balneazione. Divieti che nel corso di questi anni non sono stati mai rispettati perché numerosi bagnanti hanno continuato a scendere nella caletta superando anche l’ostacolo della recinzione e dei blocchi di cemento a chiusura della scaletta. La vicenda di porto Miggiano ha visto l’appassionata partecipazione dei salentini più volte intervenuti con manifestazioni per difendere l’integrità della baia e denunciare la pericolosità dei lavori in corso. Tra i movimenti scesi in campo per difendere Porto Miggiano c’è  l’associazione magliese “La Biblioteca di Sarajevo” che nel processo si è costituita parte civile: «Si tratta di una sentenza in qualche modo storica, che sancisce chiaramente- commenta ora il presidente della Biblioteca Lucio Montinaro – il prevalere dell’interesse comune alla tutela della bellezza e della integrità del paesaggio naturale su quello alla sua strumentalizzazione in funzione speculativa e nell’interesse di pochi. Per stessa ammissione in aula del Pubblico ministero Elsa Mignone, il processo è nato grazie all’impegno ambientalista della Biblioteca di Sarajevo». Il presidente dell’associazione precisa, inoltre, che il risarcimento ottenuto sarà destinato ad iniziative di sensibilizzazione sul tema della tutela ambientale e della salvaguardia dei beni comuni come il paesaggio”.

OTRANTO – C’è tempo fino al 1° novembre per visitare la bella mostra di Giuseppe Palumbo nella “Torre Matta” del castello di Otranto. Il titolo, “Visioni del Sud”  è nello stesso tempo evocativo, emblematico e sintetico. È questo uno dei casi in cui contenuto e contenitore si fondono in armonia tuffando  i visitatori in un’atmosfera magica in cui la storia tragica (l’eccidio del 1480)  evocato dalla Torre, si stempera nelle immagini del Salento dei primi decenni del secolo scorso (1907-1959). Le fotografie in mostra, una briciola di un archivio di più di 1700 donate al museo Castromediano di Lecce da Palumbo, intellettuale e fotografo che spostandosi in bicicletta, in calesse o in treno ha “fermato” il suo  tempo, costituiscono un documento importantissimo della storia salentina. Come eravamo e come erano nei primi anni del Novecento piazze, marine e monumenti oggetto oggi dell’attenzione di tanti turisti.  Immagini di mestieri scomparsi (i fabbricanti di carretti a Calimera) o di contadini che sull’aia con i randelli “ventolano” il grano. Immagini quasi scomparse dalla memoria anche dai più anziani  e destinate a cadere completamente nell’oblio senza queste testimonianze visive. Bellissima la foto usata per la locandina: l’imponenza della Torre e dei bastioni si addolcisce dalla presenza di un gruppo eterogeneo di donne in una giornata che si intuisce di primavera inoltrata.

“Visioni del Sud”, inaugurata a maggio scorso, è  un progetto dell’Istituto di culture mediterranee, Big Sur, Associazione Cinema del reale e OfficinaVisioni, sostenuto da Regione Puglia, Unione Europea e Comune di Otranto in collaborazione con l’Istituto centrale per la Demoetnoantropologia di Roma, i Comuni di Corigliano d’Otranto e Calimera e con il patrocinio del Distretto produttivo Puglia creativa (informazioni ai numeri 347/1040009 e 0836/210094 o sul sito info@visionidelsud.it)

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