Quel pasticcio brutto dell’Ato 2

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Gallipoli. Nel 1996, ministro Edo Ronchi, erano nati per organizzare in maniera omogenea la raccolta e lo smaltimento delle immondizie in un determinato territorio; all’atto pratico, non solo non hanno prodotto miglioramenti nè ecomonici nè funzionali, ma sono pure diventati dei meandri oscuri, inefficienti, pieni di debiti. Naturalmente il discorso non vale per tutta Italia, se si indicano a livello nazionale come  particolarmente infette solo le condizioni degli Ato (ambiti territoriali ottimali) di Sicilia, Calabria e Puglia.

In questa regione, per ritardi, inefficienze, omissioni e sprechi, si segnala in negativo l’Ato 2 (Salento centrale), dove è in atto una mezza rivolta di un nutrito gruppo di sindaci che vogliono finalmente “vedere le carte”, oltre ad una richiesta di commissariamento firmata da quattro consiglieri regionali per inefficienza, “anomalie” e un ipotizzato conflitto d’interessi del presidente-assessore provinciale.

In più, fatto davvero inconsueto, si registra l’intenzione di “informare l’autorità giudiziaria competente” da parte di un amministratore che, per sua natura, è super partes: il commissario straordinario del Comune di Gallipoli (diventato da poco commissario a Parma), Mario Ciclosi. A far ipotizzare questa estrema azione al funzionario prefettizio, contenuta in una delibera ufficiale riferita anche alla Seta (la società che gestisce il servizio in città), è proprio l’esigenza, da un lato, di garantire un servizio adeguato alle effettive necessità e, dall’altro, di poterlo fare “attraverso procedure trasparenti e di evidenza pubblica”.

Il dottor Ciclosi ha dato così voce, in modo netto e inattaccabile, alle difficoltà che devono affrontare tutti gli amministratori comunali, obbligati dall’Ato a procedere con proroghe e ordinanze temporanee (tre-sei mesi) in attesa di un bando di gara valido per tutto l’ambito  di cui fanno parte anche Alezio, Sannicola e Tuglie. Il commissario scrive di essersi reso conto “dei gravi disservizi più volte accertati e puntualmente contestati, che non fanno ritenere la ditta Seta idonea allo svolgimento a regola d’arte delle attività contrattualmente affidate”. Infine la decisione di dismettere “entro 45 giorni” le quote della Seta detenute dal Comune.

Infine, capitolo debiti: per stessa ammissione del presidente di Ato 2, Silvano Macculi, il “buco” ammonterebbe a 10 milioni; altre fonti parlano di almeno 17-18 milioni. Della gestione generale dell’Ambito anche la Provincia è stata chiamata ad interessarsi.

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