Ato 2, approvati i conti degli ultimi tre anni

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Una delle discariche segnalate dai cittadini nelle periferie della città.

Casarano. L’assemblea degli amministratori dei 46 Comuni dell’Ato 2 – di cui fanno parte Gallipoli, Alezio, Tuglie e Sannicola – ce l’ha fatta a venire a capo dei bilanci consuntivi e preventivi degli ultimi tre anni, dal 2009 (consuntivo) al 2011.

I documenti contabili sono stati approvati con 24 voti favorevoli e sette astenuti (31 i rappresentanti degli enti locali presenti). Sono state sanate quindi le presunte irregolarità e frettolosità denunciate da 15 sindaci nella precedente assemblea per l’approvazione, i quali avevano portato le loro obiezioni persino davanti al Tribunale amministrativo regionale di Lecce.

Davanti ai giudici, il presidente Macculi si era detto disposto a riconvocare l’assemblea, revocare le deliberazioni contestate e riapprovare i nuovi documenti con le integrazioni ed approfondimenti richesti. L’ulteriore convocazione dell’assise sugli stessi temi (prima della nuova udienza fissata dai magistrati amministrativi) ha consentito di fatto di evitare una più che probabile censura giudiziaria.

Ma se formalmente la situazione è a posto, le condizioni dell’Ato 2 restano pesantissime e non solo per il cumulo di debiti verso le aziende che gestiscono il servizio rifiuti (stimati in circa 20 milioni di euro).

Con una lettera ufficiale indirizzata al Prefetto di Lecce, al presidente della Provincia Antonio Gabellone, al presidente dell’Ambito 2 Silvano Macculi, al presidente della Regione Nichi Vendola ed a tutti i 46 sindaci, le aziende Axa, Idrodinamica, Castiglia, Mbm Ambiente, Econova hanno minacciato di interrompere il servizio per i pesanti arretrati nei pagamenti e, di conseguenza, per gli altrettanto pesanti debiti contratti dalle aziende verso i propri dipendenti (numerose le mensilità arretrate) ed i fornitori di carburanti in particolare.

Le ditte associate vantano 2 milioni di euro per fatture relative al 2011 e altri 400mila euro  per lavori effettuati nell’impianto Cogeam di Poggiardo nei mesi di gennaio e febbraio scorsi “che non sappiamo neanche a chi fatturare dopo il fax del presidente Macculi inviatoci di recente”. Il groviglio, assai costoso e pericoloso, continua.

 

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