Amici dell’uomo ma a volte no

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Alliste. “Cane che abbaia non morde”, dice il proverbio. Invece a Felline, nel centro storico, i cani fanno trambusto, creano scompiglio azzuffandosi a vicenda, poggiano le zampe sui tavoli all’aperto dei vari ristorantini di piazza Castello fra cui s’aggirano, e mordono pure. Una situazione che è sotto gli occhi di tutti da tempo, tanto che l’ultima soluzione adottata, dopo varie, cadute nel vuoto, è stata quella di allontanare dal branco (di circa sei o sette cani) quello che potrebbe esser definito il  capo, il più pericoloso insomma, ora “isolato” nel giardino della biblioteca comunale di Alliste che, però, non può ospitare anche tutti gli altri.

«I turisti – fa sapere Massimo Casto, titolare del ristorante “Antico Monastero” – infastiditi da quei randagi, spesso sono costretti ad abbandonare all’improvviso il tavolo a cui sono seduti e ad andare via, non mancando poi di “postare” sul web una recensione negativa sul mio locale». AAnche un danno economico per i commercianti, dunque, come conferma Fabiano Viva, titolare del “Posto DiVino”, che dice, in un’occasione, di aver sporto pure denuncia alla polizia municipale di Alliste.

Nessuno è rimasto con le mani in mano, certo, di fronte al disagio di ristoratori e turisti, ma non hanno avuto molta fortuna i vari tentativi fatti per risolvere il problema, in accordo con l’Amministrazione comunale e con Luisella Guerrieri (responsabile comunale randagismo e tutela animale): i cani sono stati accolti inizialmente nel giardino del castello, poi in quello della scuola di via Edificio Scolastico, ma in entrambi i casi sono fioccate le proteste del vicinato, infine in un terreno di proprietà di Massimo Casto, ma da cui sono riusciti a scappare.

Ora che si è punto a capo, o quasi, ognuno dice la sua. Guerrieri e gli operatori del Rifugio per cani di Alliste (stracolmo, quindi impossibilitato a ricevere il gruppo di randagi) chiedono la tolleranza e la collaborazione dei cittadini, il sindaco è d’accordo con qualsiasi soluzione che non gravi sulle risorse del Comune, i ristoratori pensano che la soppressione clinica sia inevitabile. Tra di loro c’è Marta Cesi, titolare della bottega enogastronomica “’E Patrune”, che, se da un lato accusa l’inciviltà di chi abbandona i cani e l’ipocrisia generale, dall’altro è pure convinta che la Regione dovrebbe fare di più e il Rifugio, invece, dovrebbe sensibilizzare maggiormente alle adozioni. Nell’attesa, però, secondo Cesi sarebbe utile convocare un Consiglio comunale sul tema.

Roberta Rahinò

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