Rischio sì, soldi no

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Intervento della Protezione civile in via S. Anna; a destra via Grandi

Alliste. Rischio frane e alluvioni ad Alliste? Sembrerebbe di sì, almeno stando ai dati forniti dal ministero dell’Ambiente che ha inserito la località tra quelle a pericolosità geomorfologica medio-alta (le altre salentine sono  Melendugno, Porto Cesareo, Castrignano del Capo e Gallipoli). Ma in Comune non si sta con le mani in mano.

Del pericolo si è parlato sul “Corriere del Mezzogiorno” poco tempo fa, all’indomani di un convegno nella Capitale promosso dall’Anbi, l’Associazione nazionale bonifiche, irrigazioni e miglioramenti fondiari. In quella sede, la dirigenza della sezione pugliese di Anbi ha suggerito la necessità di 104 interventi a favore dei 50 comuni pugliesi a rischio, per un costo di 255,2 milioni.

In risposta, l’assessorato regionale alle Opere pubbliche avrebbe messo in evidenza la non urgenza degli interventi, rivendicando per la Puglia l’unico piano completo per l’assetto idrogeologico. In ogni caso, a detta dell’assessore pugliese Fabiano Amati, in mancanza di risorse è preferibile puntare sugli interventi immediati della Protezione civile.

Ma, con la cartina “del rischio” davanti, “zoommiamo” su Alliste, dove il rischio idrogeologico esiste e dipende soprattutto dal suo essere una zona depressa (più bassa, cioè) rispetto ai paesi limitrofi. Per accorgersene, basta notare quel che succede durante un acquazzone: le acque piovane di Racale confluiscono ad Alliste, quelle di Melissano a Felline.

D’altra parte, la storia dei due paesini la dice tutta: chi non ricorda la grande alluvione del ’92-’93 a Felline, quando ci si è dovuti servire di gommoni per portare le famiglie in salvo?

L’evento più tragico, forse, ma non di certo l’unico: al 2010 risalgono gli allagamenti di via Sant’Anna, via Grandi, e soprattutto quello senza precedenti di via Antonaci (nel mese di marzo), dove è stata poi rimessa a nuovo la fognatura pluviale.

«Proprio in quell’occasione – ha ricordato il sindaco Antonio Ermenegildo Renna – abbiamo realizzato l’adeguamento del recapito finale delle acque piovane sotto la collina, su via Longa, recuperando e potenziando le vasche. Da parte nostra, posso dire che nel nuovo Piano urbanistico generale stiamo facendo uno studio idrogeologico coinvolgendo anche i paesi limitrofi, e se dovessero arrivare pure fondi regionali non esiteremmo ad usarli, naturalmente».

Roberta Rahinò

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