Affari di mala: dietro un bunker verità e segreti di Potenza & co

CASARANO – Ripartono da un bunker le indagini sull’omicidio di Augustino Potenza e sulla “mala” a Casarano e dintorni. La scoperta fatta giovedì scorso dai carabinieri promette di squarciare veli e segreti (magari già nei prossimi giorni) dietro l’esecuzione dell’uomo, ritenuto a capo di un sodalizio criminale, “fatto fuori” il 26 ottobre 2016 da due sicari in moto, nel parcheggio del centro commerciale. A distanza di 13 mesi da quella sera, i militari hanno perquisito a dovere l’abitazione appartenuta al padre di Potenza ( e usata dallo stesso Augustino) certi di trovare quel che cercavano: un nascondiglio, un vero e proprio bunker, celato dietro un muro nel vano sottoscala, con un meccanismo di apertura camuffato (proprio come nei film). Un posto dove nascondersi, vista la presenza di un letto. Da chi lo sospettano già gli inquirenti, che lo scorso maggio collegarono l’operazione “Diarchia”, che portò all’arresto di 14 uomini (sei dei quali di Casarano), ai traffici di droga e altri affari “poco leciti” (ma ben camuffati) condotti dallo stesso Potenza con il suo ex sodale ed amico Tommaso Montedoro (arrestato pure lui). Un’organizzazione ramificata nel territorio, capace di controllare affari e investimenti tra Casarano, MatinoParabitaRuffanoSupersano e Taurisano, ma pure con puntate importanti a Lecce e Gallipoli (nel filone droga & discoteche). L’esecuzione a colpi di kalashnikov di un anno fa non è stata (ancora) imputata a nessuno degli arrestati ma restano innegabili (anzi documentati) i contrasti tra Potenza e Montedoro. Per affermare la propria supremazia, il “nuovo” gruppo criminale avrebbe pure provato ad eliminare Luigi Spennato davanti alla sua abitazione in contrada Campana, la sera del 28 novembre dello scorso anno. Sempre in zona, a fine giugno i carabinieri ritrovarono un kalashnikov, un fucile calibro 12 ed una carabina (avvolti in un cellophane) nascosti tra le pietre di un muretto a secco. Altra esecuzione “programmata”, ma poi sventata proprio dagli arresti dell’operazione “Diarchia”, quella a carico di Ivan Caraccio, ritenuto “non più affidabile”. Fili, e personaggi, che cercano un ruolo preciso all’interno di un puzzle in larga parte già delineato dagli inquirenti.

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