Quando lu mesciu parlava così

by -
0 926

La copertina del libro di Giannì

Simu Salentini. I tavianesi  vanno fieri del loro dialetto. Non lo hanno mai disdegnato. Anche nelle scuole, quando se ne presenta l’occasione, gli insegnanti invogliano gli studenti non solo ad amarlo ma, soprattutto, a continuare a parlarlo nelle sue variegate sfumature.

Rendiamo, perciò, omaggio al contributo di due docenti di Taviano alla causa del dialetto ritenuta, anche in questo terzo millennio, lingua viva e dinamica: Antonio Schito e Osvaldo Giannì.

Antonio Schito, morto da qualche anno, è stato per oltre quarant’anni, maestro nelle scuole elementari dove ha insegnato, con abnegazione, a schiere di ragazzini, oggi ormai adulti.

Durante le sue lezioni il docente era solito parlare ai suoi alunni del tempo passato, riferendo usanze, proverbi, modi di dire, ricette e preghiere di un tempo lontano o passato. Nel parlare usava espressioni genuinamente autentiche con le quali esprimeva la forza comunicativa della nostra lingua dialettale.

«Il dialetto tavianese e salentino – non si stancava mai di dire il maestro Schito – con la sua spontaneità di forme gergali e raffinatezze idiomatiche ci fa vivere e sentire la freschezza della nostra quotidianità, che non cade mai nel banale».

Autore egli stesso di poesie dialettali, sapeva collocare bene le varie espressioni vernacolari in modo da arrivare al cuore di chi sa apprezzarle e condividerle.

Antonio Schito ci ha lasciato alcuni volumetti di storia e aneddoti locali, di racconti e poesie dialettali dove, comunque la si pensi, il mondo vibra nel cuore di chi  legge.

L’altro contributo alla riscoperta  del dialetto locale viene dal professore Osvaldo Giannì, vivente e già docente di Lettere classiche presso il liceo di Casarano.

È senza dubbio notevole e di spessore il contributo di Giannì per l’acutezza con cui ha saputo scoprire la valenza e la forza del dialetto tavianese, pubblicando e commentando non soltanto tutta o quasi la produzione poetica dialettale di Orazio Testarotta (il volume in questione “Le Opere di Orazio Testarotta, Congedo ed. 1997) ma riportando alla luce tutta la produzione, o quasi, dei testi dialettali tavianesi in versi e in prosa dell’ultimo Novecento.

Il volume  è “A sporta picciulara”, cioè un contenitore di gran capienza, in questo caso  un libro che raccoglie i testi e gli apparati di supporto.

Il volume stampato nel 2004, presenta un breve contributo di Mirko Grimaldi, docente di linguistica  generale all’università degli  studi di Lecce e una postfazione di Eugenio Imbriani, docente di antropologia culturale nella medesima università. Tutte le poesie e i racconti in dialetto recano la loro traduzione a fronte.

Di questo suo interessante lavoro l’autore spiega: «Non si tratta di un’antologia, ma di una selezione di testi rimasti inediti in quanto i rispettivi autori non hanno mai pubblicato alcuna silloge di racconti o di poesie. Nel gruppo di testi prescelti si lascia ravvisare un certo tenue processo di mutamento e di smagliatura del lessico, del costrutto e della struttura metrico-compositiva con una resa di ritmi narrativi, assonanze, o più spesso consonanze, e musicalità sortiti dalla naturale intonazione della oralità dialettale trascritta con immediatezza».

Rocco Pasca

Commenta la notizia!