Patù – Si è appena conclusa a Patù la raccolta dello zafferano ad opera dell’associazione “Li Quattru catti”, un gruppo di amici all’opera in località “Li Puzzi”. «Per noi è il terzo anno e siamo felici di essere riusciti a coltivare una spezia tanto delicata quanto pregiata. I due momenti essenziali – afferma Marco Milo, presidente dell’associazione –  sono la semina, che avviene a settembre con l’interramento dei bulbi dell’anno precedente, e la raccolta rigorosamente manuale ed effettuata in un unico giorno per non compromettere l’integrità degli “stimmi”».

La coltivazione avviene attraverso la tecnica della “pacciamatura”. Per la preparazione del terreno, oltre ad arature estive, non viene usato nessun tipo di concime e nessuna sostanza chimica. Il risultato è un campo acceso da delicatissimi fiori viola che, nel loro nettare, sembrano conservare oro giallo. Del resto la parola zafferano deriva dall’arabo “za’farān” che vuol dire “oro”, a sottolinearne non solo il caratteristico colore che trasmette alle pietanze, ma anche il valore di questa spezia utilizzato, sin dai tempi antichi come pianta officinale.

L’orto comunitario Oltre alla produzione di Zafferano, “Li Quattru Catti” ha pure realizzato un orto “comunitario” con il fine primario di recuperare le antiche sementi e di promuovere corsi sull’orto sinergico e sul riconoscimento, la raccolta e la cottura di erbe selvatiche. I frutti dell’orto sono condivisi con chi, attraverso un contributo economico, decide di sposare il progetto di “recupero” che, i ragazzi dell’associazione portano avanti da anni. «Attraverso i fondi raccolti e grazie alla sensibilità di una comunità così piccola e così attiva, abbiamo potuto recuperare – ricorda Milo –  l’antico pozzo in località “Li Puzzi” abbandonato da anni al degrado e siamo riusciti a realizzare, l’anno scorso, una capsula del tempo nella quale conservare pezzi importanti della nostra storia attuale sperando che l’impegno di questa piccola comunità possa essere riconosciuto negli anni che verranno».

 
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