Gallipoli Maglie – L’azienda da Roma, con una lettera al prefetto di Lecce, accusa i lavoratori dei call center di Gallipoli e Maglie di aver “boicottato le attuali attività ” assentandosi in massa senza giustificazione. I sindacati respingono al mittente tali accuse, parlano di scioperi legittimi e rivendicando la serietà dei comportamenti anche davanti a continui slittamenti nel pagamento dei salari. La grave vertenza della “Progetto Vendita” del Gruppo Planet, si avvia verso l’esito più drammatico in questo clima.

Rifiutata la sospensione delle procedure per 60 giorni Un dato resta purtroppo certo: le procedure di licenziamento di massa per 131 dipendenti dei 149 con contratto a tempo indeterminato (dei quali il 70% circa è nella sede di Gallipoli), vanno inesorabilmente avanti. La richiesta delle organizzazioni sindacali della categoria (Cgil Slc, Fistel Cisl e Uilcom Uil) di sospendere per 60 giorni i licenziamenti, congelare insomma la situazione per vedere se, sul tavolo istituzionale aperto in Prefettura si potevano trovare altre soluzioni, è caduta nel vuoto.

“Non possiamo” ha risposto la srl collegata al gruppo calabrese, per i volumi di lavoro calanti,  come comunicato dal committente principale, la Mediaset spa, peraltro contattata anche dagli stessi sindacalisti. Nella stessa missiva l’azienda ha segnalato che “moltissimi dipendenti senza alcun preavviso né alcuna comunicazione, hanno deciso di non presentarsi al lavoro sabato 30 e domenica 1 luglio”. Quanto accaduto aggrava la situazione dell’azienda in quanto la espone a sanzioni da parte dei committenti”. L’unica cosa che la “Progetto Vendita” si sente di poter assicurare è che “procederà con una moderata gradualità nelle risoluzioni dei rapporti di lavoro nel corso dei 120 successivi alla scadenza dei 75 previste dalle procedure in casi del genere. Naturalmente la società auspica che cessi questo clima di instabilità”. Questo impegno alla gradualità dei licenziamenti sembra essere giustificato dal fatto che ci potrebbero essere lavori fino al prossimo dicembre.

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Il 5 luglio i sindacalisti hanno risposto per le rime alla società e, per conoscenza, al prefetto di Lecce. “Non accettiamo e stigmatizziamo la parte (della lettera della società al prefetto, ndr) in cui si addebitano colpe ai lavoratori che, non presentandosi al lavoro durante uno sciopero legittimo, creano ulteriori danni all’azienda ”in quanto la espone a sanzioni da parte dei committenti”. Non è corretto capovolgere la frittata in questo modo. Ricordiamo all’azienda – continua la replica – che è stato sottoscritto un accordo con le organizzazioni sindacali il 03 gennaio 2018, In cui si fissava la data di pagamento degli emolumenti al quindicesimo giorno del mese, accordo poche volte rispettato, quasi sempre disatteso! Mentre le lavoratrici e i lavoratori di Progetto Vendita hanno lavorato con serietà e professionalità sempre!”. Ciò nonostante, si dichiara la propria disponibilità ad un incontro “per cercare insieme vie d’uscita possibili”. Si spera anche in una discesa in campo della Regione.

Dipendenti demoralizzati e sfiduciati Oltre al lavoro, a mancare pare ci sia ormai aanche la fiducia: s’intravede uno scollamento pesante tra le parti, compresi gli addetti ed i loro rappresentanti sindacali. Alcuni lo dicono chiaramente: “Non ci sto andando più perché siamo fuori ormai, a che serve scioperare… sta succedendo qui quello che è successo in altri call center: che altro deve succedere?”. Resta in piedi lo stato di agitazione e la possibilità di scioperi, tecnicamente, ma in parecchi sembrano pensare al proprio immediato futuro. E non tanto perché ne dovrebbero restare 18 dei 149 assunti nei due centri del Salento, o perché ci sarebbe lavoro fino a dicembre. Sembrano esangui anche coloro che nel settore ci vivono da oltre dieci anni: “Da quando sono arrivati i nuovi – dicono in tanti – cioè dai primi dell’anno, le cose sono diventate via via sempre più precarie: assenze di interlocutori, mancanza di risposte anche su questioni minime, quotidiane… per non parlare degli stipendi (in questi giorni di luglio è stato corrisposto quello di maggio, ndr)”.

Le risposte dal governo Lo stanzone si va svuotando lentamente, giorno dopo giorno. Come la loro dose di fiducia anche verso la politica: a trovarli sono venuti alcuni parlamentari del M5S e la senatrice, ex viceministro Bellanova. In entrambi i casi è stato promesso di interessare con urgenza il ministro Di Maio. La parlamentare del Pd ha presentato una interrogazione urgente: “Applicare la clausola sociale: lo strumento a tutela dei lavoratori c’è. E’ assolutamente prioritario intervenire per scongiurare i licenziamenti annunciati dall’impresa e, se del caso, ricorrere all’applicazione della clausola sociale, come in casi analoghi è già accaduto con il precedente Governo. Non si tratta di inventare nulla, solo di replicare buone prassi che hanno già dimostrato la loro efficacia”. Si aspetta almeno questa risposta.

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