La breve esistenza, l’amore e la morte di Federica, l’amata sorella, in un libro pieno di vita

Alezio – Molti la ricordano ancora, ad Alezio, Federica Scorrano, una ragazza piena di vita, una bellezza mediterranea, stroncata a 33 anni dal Linfoma di Hodgkin. Di Federica, però, non rimane solo il ricordo sempre più lontano nel tempo, come le vecchie foto dalle quali gli anni risucchiano i colori. Nel volume “Ti Voglio un Bene Più Grande della Morte” (Edizioni Esperidi, 2018), la breve vita di Federica è raccontata dalla sorella Stefania (foto), funzionaria di banca e alla sua prima esperienza letteraria. L’amore per le lettere le era stato trasmesso proprio da Federica, la quale, studentessa di medicina, era anche un’appassionata lettrice. Stefania ricorda la sorella, tre anni più grande di lei, come una presenza costante della propria vita. Le sembra di ricordare, e forse lo ricorda davvero, di aver visto, già nei primi giorni di vita, Federica, appena più alta della culla, sbirciare “tra un pizzo e l’altro” la nuova arrivata nella famiglia.

Il legame si rafforzerà negli anni dell’adolescenza, con la condivisione dei tanti piccoli segreti, le complicità, le gioie e le lacrime dell’età. Federica, come tutte le adolescenti sogna l’amore che, a quell’età, non può essere che assoluto, esclusivo. Quando “Lui” arriva, Federica ne è travolta. Quel “Lui” è la materializzazione dei suoi sogni, è l’amore della vita, quello vissuto attraverso le eroine dei tanti romanzi letti, idealizzato quasi al punto da non poter essere reale. Ma per “Lui” non è la stessa cosa. I ragazzi vivono spesso le storie d’amore in maniera diversa dalle loro coetanee, più leggera, meno romantica. L’impatto della realtà sul sogno non può che generare delusione, che però non affievolisce il sentimento di Federica, che a quell’amore rimane fedele e attenderà che “Lui” ritorni, che comprenda che è lei la sua anima gemella. Nella vana attesa, col passare degli anni, Federica si chiude sempre di più in se stessa, nel suo mondo di letture, di diari segreti e di studi. Ma proprio negli studi cominciano a manifestarsi i segni di quell’insicurezza che va sviluppando. La difficoltà ad affrontare gli esami di medicina, pur con una solida preparazione, si fa sempre più grave. Pur capace di aiutare i colleghi di corso a superare gli esami, non riesce ad affrontare i propri, forse anche per il maniacale perfezionismo che ormai mette in tutte le sue cose. Non si sente mai abbastanza preparata. Non viene mai bocciata, ma si ritira spesso all’ultimo momento. Quando, dopo una serie di esami clinici per indagare le cause di un vago senso di malessere fisico, le viene diagnosticata la malattia, Federica è in compagnia della sorella.

Tornate a casa, Stefania cercherà il Linfoma di Hodgkin sull’enciclopedia medica, che fino a quel momento aveva fatto bella mostra di sé sugli scaffali del soggiorno, ma non era mai stata aperta. Ma Federica ha già capito, non è ancora un medico ma sa di non avere scampo. Pochi mesi dopo, in ospedale, qualche ora prima di morire, Federica mette nella mano della sorella un biglietto, arrotolato. Stefania vorrebbe leggerlo, ma la sorella con un filo di voce le intima: “Dopo”. Poi si addormenta. Non si sveglierà più. “Ti voglio un bene più grande della morte. Spero che Dio mi conceda di poterti fare gli auguri un altro anno. Spero che tu sia felice. Federica”. Stefania l’accompagnerà fino alla fine, laverà e vestirà il corpo della sorella, freddo come marmo, senza alcuna “analogia con la bellezza florida a cui ci avevi abituato per trentatre anni,” fino al momento della cremazione, una pratica espressamente indicata da Federica. Stefania Scorrano ha aspettato ventuno anni per mettere sulla carta ricordi e riflessioni, per fermare per sempre istanti di vita irrimediabilmente lontani.

Il tempo non ha attenuato il dolore, l’ha solo fatto affondare nel profondo dell’anima, dove rimane, sordo e pronto a prorompere ancora alla vista di un oggetto, un libro, un diario, un’immagine che richiamino alla mente momenti di ordinaria vita felice. Tuttavia, Ti voglio un bene più grande della morte non è un libro triste. Tutt’altro, è un libro pieno di vita, di emozioni vere e pure, un canto all’amore fraterno e alle piccole grandi cose della quotidiana familiarità, della cui essenzialità spesso ci accorgiamo troppo tardi. La scrittura di Stefania è snella, la narrazione serrata. Una volta iniziato il libro, è difficile resistere alla tentazione di continuare a leggere ininterrottamente fino all’ultima delle 143 pagine. Il ricavato del libro sarà devoluto alla ricerca contro il cancro. Un motivo in più per acquistare e leggere questa storia appassionata e appassionante.

Aldo Magagnino

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